{"id":11254,"date":"2018-03-08T21:19:36","date_gmt":"2018-03-08T20:19:36","guid":{"rendered":"https:\/\/rimaflow.it\/?p=11254"},"modified":"2018-03-08T21:19:36","modified_gmt":"2018-03-08T20:19:36","slug":"contadini-fuori-dal-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/2018\/03\/08\/contadini-fuori-dal-mercato\/","title":{"rendered":"Contadini fuori dal mercato"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11256\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/7-casse-arance-striscione-621-408.jpg\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"408\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/7-casse-arance-striscione-621-408.jpg 621w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/7-casse-arance-striscione-621-408-300x197.jpg 300w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/7-casse-arance-striscione-621-408-516x340.jpg 516w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/p>\n<h1 class=\"entry-title main-title\">Contadini fuori dal mercato<\/h1>\n<p id=\"occhiello\"><em><strong>Altra economia.<\/strong> Dalle olive del Belice alle arance di Rosarno, produttori agricoli, attivisti e migranti si autorganizzano. Senza passare per la grande distribuzione<\/em><\/p>\n<p>Da il &#8220;Gambero verde&#8221; de <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/contadini-fuori-dal-mercato\/\"><strong>&#8220;il manifesto&#8221;<\/strong><\/a><br \/>\n8 marzo 2018<\/p>\n<p><strong>Marina de Ghantuz Cubbe<\/strong><\/p>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>Grosse e gustose, nel piatto ne entrano solo quattro. Sono le olive di Nocellara del Belice che ogni anno vengono raccolte da centinaia di lavoratori, soprattutto africani, costretti a vivere nel ghetto di Campobello di Mazara. Qui nell\u2019ottobre del 2013, un ragazzo di 26 anni moriva nel silenzio generale avvolto dalle fiamme mentre cercava di accendere un fornello malandato. In quel periodo nel ghetto si sono conosciuti, durante alcune assemblee, una decina di italiani e senegalesi, ragazze e ragazzi che hanno deciso di creare qualcosa di diverso: ContadinAzioni adesso produce olive e pomodorini secchi in autonomia, senza dover sottostare alle logiche di sfruttamento imposte dalla grande distribuzione organizzata.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la realt\u00e0 pi\u00f9 a sud di Fuori Mercato, una rete di produttori agricoli, operai, attivisti, migranti e italiani che dalla Sicilia alla periferia industriale di Milano hanno costruito un sodalizio a partire dalle pratiche: autogestione, mutualismo, rispetto delle condizioni di lavoro sui campi come in fabbrica.<br \/>\n\u00abOra fare militanza significa lavorare la terra autonomamente\u00bb, spiega Martina Lo Cascio di ContadinAzioni. Bracciante, ricercatrice, attivista: la tesi di dottorato l\u2019ha fatta lavorando nei campi e vivendo nel ghetto dove ha capito che il modo di fare sindacato doveva cambiare. A Campobello il caporale \u00e8 difeso dai braccianti e le famiglie dei \u00abnapoletani\u00bb che dagli anni \u201950 imponevano il prezzo delle olive sfuse, adesso devono a loro volta sottostare ai dettami della gdo. Invece, ContadinAzioni ha creato un circuito indipendente sul fronte della distribuzione e grazie al sostegno di un\u2019altra realt\u00e0 Fuori Mercato come SOS Rosarno, tra Campobello e Partinico coltiva i campi in modo biologico. Risalendo la penisola verso un\u2019altra terra del Sud come la Calabria, ad invadere gli occhi sono gli aranceti della piana di Gioia Tauro dove nel 2010 non fu un fornello a scoppiare, ma un\u2019arma ad aria compressa puntata contro alcuni migranti. Durante i giorni della guerriglia, a Rosarno c\u2019era chi, invece di sparare, insieme alla Medici Senza Frontiere distribuiva coperte: \u00abLe ho ritrovate a Roma alla stazione Termini dove in molti hanno dovuto dormire per settimane\u00bb. Peppe Pugliese fa parte di SOS Rosarno, un progetto nato anche dalle assemblee all\u2019ex Snia di Roma con i ragazzi africani che l\u00ec avevano trovato ospitalit\u00e0: \u00abVendere clementine e olio ad un prezzo giusto per poter fare contratti di lavoro regolari. Dovrebbe essere la normalit\u00e0 e invece \u00e8 triste che sia rivoluzionario\u00bb.<\/p>\n<p>Da quel momento hanno iniziato a lavorare con SOS Rosarno alcuni ragazzi che finalmente sono riusciti a uscire dai ghetti e si \u00e8 creato un sodalizio tra una quindicina di produttori che hanno creato un altro mercato. Perch\u00e9 il problema, spiega Peppe, non \u00e8 il caporalato ma ci\u00f2 che lo genera: \u00abFin quando il produttore percepir\u00e0 pochi centesimi al chilo per i suoi prodotti le possibilit\u00e0 sono tre: abbandonare la terra; sperare nell\u2019esproprio dello Stato in cambio di soldi; sfruttare qualcuno che \u00e8 pi\u00f9 debole per risparmiare sui costi\u00bb.<\/p>\n<p>La rete Fuori Mercato continua in Puglia: a Bari e Nard\u00f2 circa 40 persone tra migranti e italiani seminano, raccolgono e poi trasformano i pomodori in 20 mila vasetti di salsa SfruttaZero da distribuire. Non nei supermercati, ma direttamente alle famiglie, o attraverso punti di raccolta di vari gruppi d\u2019acquisto solidali sparsi in tutta Italia.<\/p>\n<p>Quanto sia concreto il mutualismo che c\u2019\u00e8 dietro a tutto ci\u00f2 lo sa Moro che \u00e8 scappato dalla Libia 7 anni fa, \u00e8 arrivato a Lampedusa e poi \u00e8 finito nel Cara di Bari. Anche qui nel 2010 scoppiarono le rivolte per le condizioni in cui erano costretti a vivere i migranti; in molti, tra cui Abu Moro, sono poi andati a lavorare nei campi, a Foggia: \u00abNon potevo vivere senza acqua n\u00e9 luce, aspettando che arrivasse il caporale. Sono tornato a Bari e ho incontrato i ragazzi di Solidaria che avevo conosciuto durante le proteste. Abbiamo deciso di fondare SfruttaZero e adesso lavoriamo per 8 euro all\u2019ora, non a cassetta\u00bb.<\/p>\n<p>Sui campi come negli spazi abitativi autogestiti, l\u2019obiettivo di SfruttaZero \u00e8 quello di creare un percorso comune che tenga insieme la dignit\u00e0 e il soddisfacimento dei bisogni di ognuno. Per farlo, secondo Gianni De Giglio, \u00abservono le pratiche: la delega va superata e tutti devono essere in grado di esprimere la propria soggettivit\u00e0. Lo sfruttamento porta alla frammentazione, invece qui si lavora insieme, non c\u2019\u00e8 differenza di salario n\u00e9 con i migranti n\u00e9 con le donne\u00bb.<\/p>\n<p>Proprio le donne di Non Una Di Meno hanno partecipato per la prima volta al quinto incontro nazionale di Fuori Mercato, che si \u00e8 svolto a dicembre alla Rimaflow. La fabbrica di Trezzano sul Naviglio \u00e8 autogestita dagli operai licenziati nel 2012 e funge da centro di distribuzione dei prodotti.<\/p>\n<p>L\u2019idea di costruire una rete nazionale \u00e8 nata nel 2014 dall\u2019incontro tra questi operai e gli agricoltori di SOS Rosarno. Le altre realt\u00e0 si sono aggregate negli anni e in tutto sono una ventina: da Terranostra che a Casoria ha deciso di occupare quattro ettari di terra che circondano un deposito militare abbandonato; alla fattoria senza padroni di Mondeggi (Firenze), occupata in opposizione alla privatizzazione dei terreni.<br \/>\nNon si tratta di creare un\u2019isola felice, ma di guardare e allargare la rete a movimenti internazionali come quello dei Sem Terra brasiliani e della via Campesina o a realt\u00e0 culinarie come Mshikamano a Milano. Realizzare un\u2019alternativa va di pari passo al carattere sindacale di Fuori Mercato. Secondo Gigi Malabarba, operaio della RiMaflow, \u00abman mano che aumenta la sovranit\u00e0 alimentare nei territori togliamo spazio alla grande distribuzione organizzata. Allo stesso tempo, supportiamo le vertenze e le manifestazioni dei migranti, dei lavoratori della logistica, delle donne\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contadini fuori dal mercato Altra economia. Dalle olive del Belice alle arance di Rosarno, produttori agricoli, attivisti e migranti si autorganizzano. Senza passare per la grande distribuzione Da il &#8220;Gambero verde&#8221; de &#8220;il manifesto&#8221; 8 marzo 2018 Marina de Ghantuz Cubbe Grosse e gustose, nel piatto ne entrano solo quattro. 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