{"id":11754,"date":"2018-09-25T16:00:13","date_gmt":"2018-09-25T15:00:13","guid":{"rendered":"https:\/\/rimaflow.it\/?p=11754"},"modified":"2019-11-03T20:46:28","modified_gmt":"2019-11-03T19:46:28","slug":"20-settembre-2018-articolo-di-redattore-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/2018\/09\/25\/20-settembre-2018-articolo-di-redattore-sociale\/","title":{"rendered":"20 settembre 2018, articolo di &#8220;redattore sociale&#8221;"},"content":{"rendered":"<h2><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11755\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/foto-articolo-redattore-sociale-621x606.png\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"602\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/foto-articolo-redattore-sociale-621x606.png 621w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/foto-articolo-redattore-sociale-621x606-300x291.png 300w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/h2>\n<h2>RiMaflow: storia della fabbrica occupata e della cooperativa finita sotto accusa<\/h2>\n<h4>Il presidente Massimo Lettieri, in carcere per traffico di rifiuti, ha chiesto di essere interrogato per raccontare la sua versione dei fatti, in una vicenda di cui lui e gli ex-operai della RiMaflow si sentono in realt\u00e0 vittime. Dalla sua deposizione potrebbe emergere una nuova lettura dell&#8217;inchiesta. Decine i messaggi di solidariet\u00e0 arrivati in questi mesi.<\/h4>\n<p><a href=\"http:\/\/www.agenzia.redattoresociale.it\/Notiziario\/Articolo\/597125\/RiMaflow-storia-della-fabbrica-occupata-e-della-cooperativa-finita-sotto-accusa?stampa=s\"><strong>Redattore Sociale<\/strong><\/a> &#8211; 20 settembre 2018<\/p>\n<p>MILANO &#8211; Massimo Lettieri, presidente della cooperativa sociale RiMaflow in carcere con l&#8217;accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti, ha chiesto di essere interrogato dai pm, titolari dell&#8217;indagine che ha portato all&#8217;arresto di altre otto persone (pi\u00f9 altre 12 indagate) e al sequestro di conti correnti, documenti e beni di nove imprese. Potr\u00e0 cos\u00ec raccontare la sua versione dei fatti, in una vicenda di cui lui e gli ex operai della RiMaflow si sentono in realt\u00e0 vittime. &#8220;Nelle carte dell&#8217;inchiesta ci sono elementi che possono dimostrare la sua estraneit\u00e0 da ogni associazione a delinquere&#8221; sottolinea il suo avvocato Paolo Cassamagnaghi. I guai per Massimo Lettieri e la RiMaflow sarebbero anzi iniziati nel momento in cui hanno deciso di tagliare i ponti con chi aveva chiesto loro lo spazio per sperimentare macchinari che avrebbero dovuto estrarre Pvc dalla carta da parati. La tesi difensiva \u00e8 che qualcuno voleva fargliela pagare, facendoli passare per complici in un traffico di rifiuti di cui non sapevano nulla. La speranza \u00e8 che nell&#8217;interrogatorio, che avverr\u00e0 settimana prossima, si riesca a chiarire tutto questo. &#8220;La cooperativa ci ha rimesso da quella sperimentazione sottolinea l&#8217;avvocato. E non ci sono movimenti bancari con gli altri soggetti coinvolti nell&#8217;indagine. Produrremo documenti che dimostrano che Massimo Lettieri era all&#8217;oscuro di quel che succedeva tra gli altri soggetti finiti nell&#8217;inchiesta&#8221;.<\/p>\n<p>La RiMaflow nasce nel 2013 a Trezzano sul Naviglio, popoloso comune al confine sud ovest di Milano, per iniziativa degli ex operai della Maflow, fabbrica chiusa e abbandonata dai proprietari. Nel febbraio di quell&#8217;anno occupano i capannoni in cui avevano lavorato per decenni. Quando la Maflow chiude perdono il posto 330 persone. Con l&#8217;occupazione vogliono salvare il loro lavoro. Ne nasce un&#8217;esperienza unica, che riesce con tenacia a superare innumerevoli difficolt\u00e0 economiche e legali. Le parole d&#8217;ordine sono: reddito, lavoro, dignit\u00e0, autogestione. Oggi i suoi capannoni ospitano 35 botteghe artigiane e sono state avviate alcune attivit\u00e0 come Fuorimercato (per la distribuzione di prodotti biologici), l&#8217;organizzazione di spettacoli ed attivit\u00e0 culturali, l\u2019apertura di un bar e una piccola ristorazione per chi opera all\u2019interno della fabbrica. In tutto ci lavorano 120 persone.<\/p>\n<p>Il 26 luglio scorso inizia per la RiMaflow un nuovo capitolo, difficilissimo: il suo presidente Massimo Lettieri e la stessa cooperativa finiscono in un&#8217;indagine per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Lettieri viene arrestato e rinchiuso nel carcere di Salerno. L&#8217;aspetto singolare \u00e8 che poche settimane prima nei capannoni della RiMaflow si era tenuto un incontro pubblico con il vescovo di Milano, mons. Mario Delpini. Sul palco campeggia uno striscione: &#8220;Se lavorare \u00e8 un reato, arrestateci&#8221;. \u00c8 ovviamente solo una provocazione, che nasce dal fatto che fin dall&#8217;inizio la cooperativa RiMaflow ha dovuto lottare per essere riconosciuta e per ottenere le autorizzazioni ad avviare le diverse attivit\u00e0. Il fatto di aver occupato dei capannoni abbandonati \u00e8 spesso un ostacolo insormontabile per la burocrazia.<\/p>\n<p>Quello striscione c&#8217;\u00e8 ancora all&#8217;ingresso della RiMaflow. Ma ci hanno aggiunto la parola &#8220;tutti&#8221;: &#8220;Arrestateci tutti!&#8221;. Perch\u00e9 fin dal primo giorno dell&#8217;arresto di Lettieri, i soci della cooperativa hanno fatto quadrato intorno al loro presidente. Nell&#8217;assemblea pubblica, organizzata il 9 settembre, Luca Federici, uno dei coordinatori della cooperativa, \u00e8 stato chiarissimo: &#8220;Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto finora. Siamo orgogliosi di Massimo. Se Massimo \u00e8 un malavitoso, lo siamo tutti e tutti dovremmo essere in carcere. Ogni decisione l&#8217;abbiamo presa insieme nell&#8217;assemblea dei soci&#8221;. Ogni decisione, anche quella di ospitare la sperimentazione del riciclo della carta da parati, da cui si pu\u00f2 ottenere Pvc. &#8220;La sperimentazione sul riciclo \u00e8 stata condotta acquisendo materiali (scarti di produzione di carta da parati) da ditte a cui lo restituivamo lavorato (con fatture di lavoro conto terzi) o vendute a ditte con regolari fatture ha subito precisato la RiMaflow all&#8217;indomani dell&#8217;arresto. Non sappiamo l\u2019iter successivo di questi materiali. Nel capannone posto sotto sequestro abbiamo invitato a pi\u00f9 riprese molti enti, tra cui Citt\u00e0 Metropolitana, AMSA e A2A, con la massima trasparenza rispetto ai nostri progetti. I lavoratori di RiMaflow non c\u2019entrano con lo smaltimento illecito di rifiuti&#8221;.<\/p>\n<p>La sperimentazione inizia, in particolare, a met\u00e0 del 2016, quando un piccolo imprenditore, Nicola Campione, chiede ospitalit\u00e0 alla RiMaflow per avviare in uno dei capannoni il riciclo della carta da parati. Porta alcuni macchinari, da lui stesso costruiti. &#8220;Campione non aveva soldi ricorda Luca Federici . E quindi le pagavamo noi le bollette della luce. Abbiamo sempre fatto analizzare quel poco di materiale che \u00e8 stato prodotto. Verso la fine del 2017, per\u00f2, abbiamo deciso di sospendere l&#8217;attivit\u00e0 che per noi era in perdita e abbiamo allontanato Nicola Campione che era diventato ingestibile. Il punto \u00e8 che le societ\u00e0 per cui lavoravamo apparivano affidabili, le persone non avevano precedenti penali. Come potevamo capire che dietro c&#8217;era anche un presunto traffico illecito di rifiuti?&#8221;. Ed \u00e8 forse questo uno degli aspetti cruciali di tutta questa vicenda: quali strumenti ha una cooperativa sociale per fermare in tempo un eventuale tentativo di infiltrazione della criminalit\u00e0 organizzata nelle proprie attivit\u00e0? Soprattutto in un settore cos\u00ec delicato come quello del trattamento dei rifiuti?<\/p>\n<p>Massimo Lettieri ha inviato una lettera dal carcere in cui ricorda con orgoglio il lavoro svolto da tutta la cooperativa per cercare di costruire un mondo in cui non ci siano persone e famiglie &#8220;scartate&#8221; dal sistema produttivo. &#8220;Mi considero un uomo con un forte senso civico, ho pensato che insieme a voi avrei potuto risolvere molti problemi che il sistema ha prodotto&#8221;. L&#8217;invito che manda \u00e8 a non fermarsi, a continuare nel percorso intrapreso nel 2013. In questi mesi alla RiMaflow e a Massimo Lettieri sono arrivati centinaia di messaggi di solidariet\u00e0. Come quello di don Massimo Mapelli, referente della Caritas zonale, che fin dal 2013 ha seguito la Rimaflow (portandoci appunto anche il Vescovo). Parlando a nome della Caritas Diocesana ha detto: &#8220;Nessuno pu\u00f2 permettersi di dire che qui c&#8217;\u00e8 un&#8217;associazione a delinquere. Nessuno pu\u00f2 dire che \u00e8 stata creata la Rimaflow per coprire traffici o altre attivit\u00e0 illecite&#8221;. I problemi per la Rimaflow non finiscono qui. Il sequestro dei conti correnti della cooperativa rischia di mettere in ginocchio la cooperativa. Per questo \u00e8 stata lanciata una raccolta fondi. Inoltre ieri c&#8217;\u00e8 stata l&#8217;ennesima visita dell&#8217;ufficiale giudiziario. L&#8217;Unicredit, proprietaria dei capannoni, vuole lo sgombero della Rimaflow. Da mesi \u00e8 in corso una trattativa in Prefettura per cercare una soluzione e una forma di regolarizzazione della presenza della Rimaflow in quei capannoni. Ed \u00e8 anche per questo che l&#8217;ufficiale giudiziario ha rimandato l&#8217;esecuzione dello sgombero al prossimo 28 novembre, nella speranza che in Prefettura riprendano le trattative e si arrivi ad un accordo. (dp)<\/p>\n<p>\u00a9 Copyright Redattore Sociale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RiMaflow: storia della fabbrica occupata e della cooperativa finita sotto accusa Il presidente Massimo Lettieri, in carcere per traffico di rifiuti, ha chiesto di essere interrogato per raccontare la sua versione dei fatti, in una vicenda di cui lui e gli ex-operai della RiMaflow si sentono in realt\u00e0 vittime. 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