{"id":12084,"date":"2018-12-01T10:34:26","date_gmt":"2018-12-01T09:34:26","guid":{"rendered":"https:\/\/rimaflow.it\/?p=12084"},"modified":"2019-11-03T20:45:17","modified_gmt":"2019-11-03T19:45:17","slug":"rassegna-stampa-del-30-11-18","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/2018\/12\/01\/rassegna-stampa-del-30-11-18\/","title":{"rendered":"RASSEGNA STAMPA DEL 30\/11\/18"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-12085\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/rimaflow-1-jacobin-italia-990x361.jpg\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/rimaflow-1-jacobin-italia-990x361.jpg 990w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/rimaflow-1-jacobin-italia-990x361-300x109.jpg 300w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/rimaflow-1-jacobin-italia-990x361-768x280.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/p>\n<p>Da <strong>Jacobin<\/strong> &#8211; Italia \/30 novembre 2018<\/p>\n<h2>RiMaflow Resiste: il conflitto di tutti<\/h2>\n<p>di <strong>Marina De Ghantuz Cubbe<\/strong><\/p>\n<p><strong>Doveva essere uno sgombero, \u00e8 diventata una festa. L&#8217;autogestione operaia della fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio evita lo sfratto e rilancia l&#8217;idea di mutualismo e solidariet\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La pi\u00f9 importante esperienza di autogestione operaia in Italia doveva finire il 28 novembre 2018. Invece \u00e8 arrivata all\u2019apice del suo percorso conflittuale e da qui non pu\u00f2 che partire con un nuovo inizio.<\/p>\n<p>I 120 lavoratori della RiMaflow, fabbrica recuperata a Trezzano sul Naviglio dal 2013, dovevano essere sfrattati. Persone arrivate da tutta Italia in mattinata si sono incontrate davanti ai cancelli di via Boccaccio. Erano pronte a difendere la fabbrica e invece si sono ritrovate a festeggiare una vittoria. Si \u00e8 capito quando i lavoratori sono tornati dalla prefettura di Milano con un protocollo d\u2019intesa firmato dalla cooperativa RiMaflow e dall\u2019Unicredit Leasing (che rivuole indietro i capannoni industriali). L\u2019accordo prevede il rinvio dello sfratto, lo rimanda di sei mesi. Il tempo utile alle lavoratrici e ai lavoratori per trovare un\u2019altra sistemazione; inoltre, come richiesto dalla RiMaflow, Unicredit Leasing ha preso l\u2019impegno di contribuire al fondo Caritas per il sostegno al lavoro. Risultati concreti che coincidono con l\u2019impegno, altrettanto concreto, della cooperativa: lavorare.<\/p>\n<p>Masssimo Lettieri, il presidente della cooperativa agli arresti domiciliari perch\u00e9 coinvolto in un\u2019inchiesta giudiziaria per traffico illecito di rifiuti (un\u2019accusa ritenuta infamante perch\u00e9 in pieno contrasto con i principi portati avanti dai lavoratori in tutti questi anni), era presente nella viva voce di Gigi Malabarba e Luca Federici che hanno parlato a nome di tutti una volta tornati dal tavolo in prefettura e dal corteo per le strade della periferia industriale milanese di Trezzano sul Naviglio. Ora che lo sgombero non \u00e8 pi\u00f9 un pericolo imminente e ci sono le condizioni per poter andare avanti, i due rappresentanti hanno parlato di RiMaflow 2.0 e di piano industriale da decidere pensando alla nuova sede che ospiter\u00e0 le loro attivit\u00e0.<\/p>\n<h3><strong>Dal 2009 a oggi<\/strong><\/h3>\n<p>Ma come hanno fatto degli operai che dal 2009 sono stati prima in cassa integrazione e poi licenziati ad arrivare fino a questo punto, tanto da poter rivendicare l\u2019inizio di un nuovo percorso di autogestione? Oltre al coraggio di non piegarsi alle logiche della precariet\u00e0 e del lavoratore usa e getta, hanno dimostrato che nessuno, neanche le istituzioni, sono in grado di scrivere la parola fine alla loro esperienza. In questo periodo in Italia\u00a0 \u00e8 quantomeno un\u2019anomalia. Hanno anche dimostrato che quando la giustizia delle norme non coincide con la giustizia sociale la strada da seguire \u00e8 quella dell\u2019autogestione conflittuale e del mutualismo. Entrambi questi processi hanno come presupposto l\u2019esistenza di una relazione che in primis si instaura con chi \u00e8 nelle tue stesse condizioni, aggregazione e solidariet\u00e0 concreta tra lavoratori che hanno gli stessi interessi e simili rivendicazioni.<\/p>\n<p>Nel 2009 erano sul tetto della fabbrica per protestare, nel 2018 sono ancora insieme a dare vita a un nuovo inizio. Poter lavorare \u00e8 sempre stato il punto di partenza e di arrivo, \u00e8 sempre stato il motivo che ha dato loro la forza di dimostrare la giustezza delle loro azioni. Il modo in cui rivendicare tutto ci\u00f2 \u00e8 stato di volta in volta condiviso, ascoltato e sintetizzato.<\/p>\n<p>Sarebbe sbagliato pensare che la RiMaflow sia riuscita a realizzare un\u2019esperienza esemplare solo grazie alla presenza di persone come Malabarba, Lettieri e Federici che hanno avuto una storia importante di militanza politica e sindacale. Donatella Marzola ad esempio non aveva mai partecipato prima del 2009 ad azioni conflittuali n\u00e9 a proteste; questo periodo, che va avanti ancora oggi, per lei \u00e8 stata l\u2019occasione di maturare anche a livello personale: \u00abChi lavorava faceva le sue ore e gli altri fuori \u2013 raccontava nel 2015, dopo i primi due anni di occupazione \u2013 davanti la palazzina, dentro, con le capanne e tutto il resto a fare il presidio. Dormivamo l\u00e0 col gelo. Io sono stata sempre molto riservata, timorosa, invece questa situazione mi ha insegnato a rispondere, a non aver paura e a dire la mia. \u00c8 stato duro ma mi ha rinforzato caratterialmente. Mi ha temprato. Nel male mi ha dato del bene\u00bb. Il conflitto \u00e8 di tutti, \u00e8 alla portata di tutti perch\u00e9 ognuno pu\u00f2 dare il suo contributo. La consapevolezza che ognuno sia capace di essere parte del conflitto ha permesso a tutti di sentirsi parte attiva del gruppo e al gruppo di essere coeso. Il conflitto \u00e8 di tutti cos\u00ec come il lavoro \u00e8 un diritto di tutti perch\u00e9 ognuno possa contribuire a migliorare la societ\u00e0.<\/p>\n<p>La coesione di un gruppo di lavoratori solidali tra loro si realizza pi\u00f9 facilmente anche nel momento in cui c\u2019\u00e8 una controparte con la quale confrontarsi o contro la quale scontrarsi. L\u2019imprenditore prima, la proprietaria dei capannoni poi. L\u2019autogestione conflittuale ha portato ad un confronto serrato, complesso e a volte doloroso per cercare di ottenere un riconoscimento istituzionale di un\u2019esperienza che intanto dal 2013 rimbalzava sui giornali, le televisioni, gli studi accademici, raccoglieva il sostegno di associazioni laiche e religiose, politiche, sindacali, di singoli cittadini e persone della cultura e dello spettacolo.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019autogestione conflittuale<\/strong><\/h3>\n<p>I rapporti intessuti in tutti questi anni con il territorio; con la rete Fuori Mercato che raccoglie esperienze di economia solidale, riappropriazione del lavoro, delle terre e degli spazi; con la Caritas, con Libera contro le mafie e con la Rete dei numeri pari hanno permesso che la fabbrica diventasse da mero luogo di produzione a punto di riferimento per costruire un tessuto sociale e solidale in cui riconoscersi e su cui poter fare affidamento. Il mutualismo e l\u2019apertura degli spazi alla cittadinanza, ai migranti e agli artigiani che alla RiMaflow hanno trovato un lavoro, hanno reso questo spazio un presidio di legalit\u00e0 e giustizia sociale. Da rifiuti a risorse: persone che sono state espulse o rifiutate dal mercato del lavoro hanno risposto dando alla produzione una direzione ecologista (riuso e riciclo). Riappropriazione del lavoro e riappropriazione di s\u00e9, del proprio valore e di quello altrui: bisogni essenziali che i lavoratori della RiMaflow hanno reso possibile ottenere.<\/p>\n<p>Le fabbriche recuperate non sopravvivono attraverso finanziamenti, n\u00e9 l\u2019investimento di grandi capitali, bens\u00ec\u00a0 grazie ai rapporti di solidariet\u00e0 che si instaurano dapprima tra i lavoratori; poi tra lavoratori e territorio. Il tipo di produzione ruota attorno a un\u2019idea di economia e di societ\u00e0 in cui non deve prevalere l\u2019interesse individuale ma appunto la solidariet\u00e0 e il mutualismo.<\/p>\n<p>Tutto questo rende la RiMaflow un\u2019esperienza a cui non pu\u00f2 esser messa la parola fine. Anche se dovesse cambiare il luogo di produzione. I capannoni della vecchia Maflow sono stati prima vissuti dagli operai quando a lavoraci erano in 320; poi attraverso i vari passaggi societari il numero dei lavoratori \u00e8 diminuito fino alla chiusura definitiva nel 2012. Anche gli spazi, prima abbandonati e poi recuperati, hanno fatto parte integrante del processo di rigenerazione urbana, ecologica e personale nonch\u00e9 di riappropriazione del lavoro: anche i capannoni sono passati da rifiuto a risorsa. Massimo Lettieri ha sempre dimostrato di essere molto legato a quella fabbrica, mettendo in evidenza quanto un luogo denso di significato possa contribuire a livello motivazionale per portare avanti una battaglia: \u00abA partire da tutte le crisi che ci sono state dal 2009, la battaglia della RiMaflow \u00e8 stata l\u2019unica con una sua continuit\u00e0 perch\u00e9 abbiamo occupato, siamo qui e stiamo provando a fare questa esperienza con la cooperativa RiMaflow. Non me ne sono mai andato da qua. Non sono mai fuggito\u00bb. Allo stesso tempo il luogo fisico pu\u00f2 essere un ostacolo, un impegno che pu\u00f2 addirittura indebolire l\u2019esperienza perch\u00e9 la sua manutenzione richiede uno sforzo che toglie spazio ed energie alla produzione.<\/p>\n<p>Il percorso di autogestione conflittuale e mutualismo di RiMaflow \u00e8 arrivato ad un livello di maturit\u00e0 tale per cui non ci sono pi\u00f9 spazi da salvare, ma esiste un\u2019intera esperienza che a questo punto ha la possibilit\u00e0 di trovare il suo luogo ideale senza il rischio di perdere valore. Rivendicare il fatto che un nuovo inizio presuppone un nuovo spazio significa mettere in evidenza ancora una volta che l\u2019obiettivo \u00e8 concreto e per questo nobile: l\u2019obiettivo \u00e8 lavorare. RiMaflow non poteva terminare il suo percorso il 28 novembre 2018 perch\u00e9 sin dal 2009 i lavoratori e le lavoratrici hanno posto le basi per realizzare un\u2019esperienza che ha permesso al gruppo di essere coeso, di fare mutualismo, di raccogliere la solidariet\u00e0 da tutta Italia. E quando non serve pi\u00f9 difendere un luogo fisico per difendere un\u2019esperienza significa che questa \u00e8 arrivata davvero a un punto di svolta e soprattutto che non si pu\u00f2 pi\u00f9 fermare.<\/p>\n<p><em>*Marina De Ghantuz Cubbe, giornalista, collabora con <\/em>La Repubblica<em> e altre testate. Studiosa delle formazioni sociali contempranee e, in particolare, impegnata in un lavoro di ricerca sulle fabbriche recuperate in Italia.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11063\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/testatina-rossa-NUOVA-dicono-di-noi-621-.jpg\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"33\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/testatina-rossa-NUOVA-dicono-di-noi-621-.jpg 621w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/testatina-rossa-NUOVA-dicono-di-noi-621--300x16.jpg 300w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/testatina-rossa-NUOVA-dicono-di-noi-621--610x33.jpg 610w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-12086\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/montaggio-locandina-621-x873-564x354-1.png\" alt=\"\" width=\"621\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/montaggio-locandina-621-x873-564x354-1.png 564w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/montaggio-locandina-621-x873-564x354-1-300x188.png 300w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/>Da <a href=\"https:\/\/www.zic.it\/milano-rimaflow-la-vittoria-della-solidarieta\/amp\/#\"><strong>Zeroincondotta<\/strong><\/a> &#8211; 30\/11\/18<\/p>\n<h2>Milano\/RiMaflow: la vittoria della solidariet\u00e0<\/h2>\n<p>Di <strong>Redazione<\/strong><\/p>\n<p>Dai nostri inviati a Trezzano sul Naviglio, un lungo reportage dalla fabbrica recuperata sulla mobilitazione che ha impedito lo sgombero che era stato annunciato per il 28 novembre.<\/p>\n<p>In questi anni tante volte abbiamo sentito uscire da molte labbra la parola \u201csolidariet\u00e0\u201d. Per chi ha frequentato con assiduit\u00e0 i movimenti sociali c&#8217;\u00e8 stata pi\u00f9 di un&#8217;occasione per capire come la solidariet\u00e0 di classe sia sempre stata fondamentale in ogni processo di lotta e di cambiamento. E come oggi, dopo anni di crisi, di disoccupazione, di precarizzazione del lavoro e di distruzione dei diritti, lo sia ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Certo ci \u00e8 capitato anche di incrociare qualcuno che, usando questo vocabolo a sproposito, se lo \u00e8 fatto scappare dalla bocca in una maniera non troppo sincera. Ma, al contrario, quando solidariet\u00e0 \u00e8 stata declinata con altri termini come \u201cmutuo soccorso\u201d e \u201cresistenza\u201d \u00e8 diventava un&#8217;arma efficace per sostenere in modo concreto le tante forme dispiegate del conflitto sociale e per sperimentare nuovi modelli di relazione non gerarchici e produttivistici, non fondati sull\u2019esclusione, ma ispirati a principi orizzontali e reticolari.<\/p>\n<p>Tutte queste cose le abbiamo trovate la mattina presto del 28 novembre, concentrate davanti ai cancelli e sul piazzale della <a href=\"https:\/\/www.zic.it\/?s=rimaflow\">RiMaflow<\/a> di Trezzano sul Naviglio. C&#8217;erano il sostegno e l&#8217;appoggio portati da altri lavoratori della zona, da ragazzi dei centri sociali, da rappresentanti di sindacati grandi e piccoli, da contadini biologici e da attivisti delle reti di produzione e distribuzione \u201cfuori mercato\u201d; da artisti conosciuti come Moni Ovadia o da vecchi volti noti di tante battaglie di movimento, da preti di strada e da rappresentanti della Caritas&#8230; fino a tanti semplici cittadini. Era una mobilitazione chiamata con un tam tam dal basso che aveva portato, in quel paese della cintura milanese di antica tradizione operaia, diverse centinaia di persone, venute da tutta Italia per impedire lo sfratto di una esperienza di resistenza e di mutualismo che, nel corso degli anni, aveva ricevuto attestati di vicinanza, di simpatia e di \u201ccomplicit\u00e0\u201d nei luoghi pi\u00f9 disparati della penisola.<\/p>\n<p><strong>La storia di RiMaflow<\/strong><\/p>\n<p>La storia dei cinque anni di recupero della Maflow e del progetto di autogestione attraverso l\u2019esperienza di RiMaflow, l&#8217;ha raccontata un Gigi Malabarba, tonico e appassionato come non mai, dall&#8217;impianto di amplificazione montato per l&#8217;occasione. La fabbrica, prima della chiusura e del trasferimento della produzione in Polonia, produceva tubi per condizionatori ed era leader nella realizzazione di componenti per auto. Oltre 300 lavoratori furono licenziati e mandati a casa. Una parte di loro, invece di deprimersi e disperarsi decise di intraprendere, a partire da 2009, una dura lotta che port\u00f2 all\u2019occupazione dello stabilimento. Per impedire che i cancelli chiudessero per sempre si decise di sperimentare soluzioni di lavoro alternative. Tra gli occupanti c\u2019era un rappresentante sindacale della Cub particolarmente ostinato, Massimo Lettieri. Fu mandato ad incontrare il liquidatore, per capire quale fosse la situazione reale dell\u2019azienda, per vedere se c&#8217;erano le condizioni per trovare un nuovo investitore. Quando arrivarono i nuovi compratori polacchi esternarono la loro intenzione di tenere solo dipendenti non iscritti al sindacato. Inoltre dimostrarono un&#8217;assenza totale di progettualit\u00e0. Con quelle condizioni, la fine della Maflow era segnata. Per impedire lo smantellamento della fabbrica si tennero scioperi, picchetti, manifestazioni e diversi incontri in Prefettura a Milano. Tutta questa mobilitazione non riusc\u00ec ad impedirne la chiusura definitiva nel mese di dicembre del 2012.<\/p>\n<p>Di fronte a tanti nulla di fatto, un gruppo di operai decise di fare come in Argentina e di dar vita a \u201cOccupy Maflow\u201d che, in poco tempo, si trasform\u00f2 in \u201cRiMaflow: fabbrica recuperata\u201d. Dalla produzione di tubi di condizionamento si pass\u00f2 allo smontaggio, al riciclo e al riuso di apparecchiature elettriche ed elettroniche.<\/p>\n<p>Nacque la \u201cCittadella dell\u2019altra economia\u201d e una cooperativa che elesse come presidente Massimo Lettieri, quel sindacalista cocciuto che non si era mai arreso ai padroni che avevano dichiarato il fallimento, portando i macchinari dell&#8217;azienda altrove. Nel corso degli anni, alla cooperativa si affiancarono decine di altri soggetti come falegnami, tappezzieri e artigiani che diedero vita alla \u201cCasa del Mutuo Soccorso\u201d. Tra le mura di RiMaflow prese corpo anche la rete nazionale \u201cFuorimercato\u201d, nel frattempo si consolid\u00f2 il rapporto con lo spazio sociale RiMake di Milano. In un territorio pesantemente infiltrato dalla \u2019ndrangheta, cominciarono ad occuparsi anche di antimafia sociale, collaborando con la Masseria di Cisliano, uno dei beni confiscati alle mafie nell\u2019hinterland sud di Milano. Con il supporto degli Archivi della Resistenza di Fosdinovo inizi\u00f2 pure la produzione dell\u2019Amaro Partigiano, divenuto negli anni un liquore classico degli antifascisti.<\/p>\n<p>Dopo diversi giri societari, lo stabilimento, collocato in un&#8217;area di trentamila metri quadri, pass\u00f2 a UniCredit Leasing.<\/p>\n<p>Per i lavoratori di RiMaflow una delle sfide pi\u00f9 complicate \u00e8 sempre stata quella di arrivare a una regolarizzazione delle loro attivit\u00e0, superando l\u2019occupazione della fabbrica. Avendo per\u00f2 sempre chiaro un principio: tutto andava fatto per il bene comune, mai per il profitto privato.<\/p>\n<p>Tutti gli sforzi per la regolarizzazione rischiarono di risultare vani la mattina del 26 luglio del 2018 quando nove persone vennero arrestate per traffico illecito di rifiuti. Tra loro c\u2019era pure Massimo Lettieri, il presidente della cooperativa. Uno dei capannoni della cittadella della RiMaflow venne sequestrato e sul capo di Massimo si abbatt\u00e8 l&#8217;accusa infamante di \u201cassociazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti\u201d.<\/p>\n<p>Per lui ci fu l&#8217;arresto e la custodia cautelare. Quattro mesi di carcere, poi , da alcune settimane, gli arresti domiciliari. Il progetto sulla lavorazione degli scarti di produzione di carta da parati venne perci\u00f2 interrotto.<\/p>\n<p>Gigi Malabarba nel suo racconto ha affermato con convinzione: &#8220;Se di Massimo si volesse sintetizzare la figura \u00e8 proprio l\u2019emblema vivente della lotta contro ci\u00f2 per cui \u00e8 stato arrestato. Siamo certi di poter dimostrare la sua e la nostra estraneit\u00e0 a questa vicenda e di poterne uscire appena inizier\u00e0 il processo&#8230; e tra un po&#8217; di tempo faremo uscire delle prove sulla provocazione architettata contro Massimo&#8230; Non \u00e8 pensabile che un\u2019esperienza nata per sottrarre alla \u2018ndrangheta il traffico di rifiuti, venga accusata di cose cos\u00ec infamanti&#8221;.<\/p>\n<p>Una forte intensit\u00e0 emotiva si \u00e8 raggiunta, quando Lettieri \u00e8 stato contattato per telefono e la sua voce \u00e8 stata amplificata dagli altoparlanti, per farla sentire a tutti coloro che erano l\u00ec per salvare RiMaflow.<\/p>\n<p><strong>Lo sgombero annunciato per il 28 novembre<\/strong><\/p>\n<p>Poi Malabarba \u00e8 arrivato a raccontare dello sfratto per cui in tanti erano arrivati a Trezzano per impedirlo: &#8220;Un anno fa, UniCredit Leasing ha abbandonato il tavolo di trattativa e ha chiesto lo sfratto per RiMaflow. O per meglio dire: ha dato lo sfratto all\u2019immobiliare Virum, che aveva in leasing l\u2019edificio. Leasing che, da quando \u00e8 fallita la fabbrica, non ha pi\u00f9 potuto pagare. La banca ha perci\u00f2 avviato la procedura per arrivare a sgomberare lo stabilimento. Quello che siamo qui a fronteggiare \u00e8 il secondo sfratto esecutivo con forza pubblica, dopo aver ottenuto un rinvio lo scorso 19 settembre. Questa mattina \u00e8 il giorno in cui \u00e8 atteso l\u2019arrivo dell\u2019ufficiale giudiziario con le forze dell\u2019ordine pronte ad eseguire lo sgombero. Noi siamo qui ad aspettarli e vi abbiamo chiamato a raccolta per difendere quella che si \u00e8 trasformata nella principale esperienza di azienda recuperata del nostro paese, un villaggio solidale dove, attraverso la lotta dei lavoratori, la crisi ha cambiato rotta diventando una nuova opportunit\u00e0 di lavoro per 120 uomini e donne&#8221;.<\/p>\n<p>Alla fine dell&#8217;intervento del \u201ccomandante Gigi\u201d (cos\u00ec ormai molti lo chiamano), il microfono \u00e8 passato di mano in mano, in tante e tanti hanno voluto esprimere vicinanza attiva nei confronti di un&#8217;esperienza solidale che ha tentato di perseguire il benessere delle persone anche in termini di relazioni sociali e occasioni di partecipazione, costruendo iniziative concrete e materiali, sviluppando varie forme di mutuo soccorso e di aiuto ai soggetti sociali pi\u00f9 colpiti, costruendo forme di sostegno pratico, \u201cnon di mercato\u201d, per soddisfare quelle esigenze collettive che sono state marginalizzate dalla crisi.<\/p>\n<p>Alle 9 tutti i presenti sono stati informati che la situazione si stava sbloccando. In Prefettura era iniziato un incontro con il prefetto, i rappresentanti della cooperativa RiMaflow e di Unicredit (che per la prima volta aveva accettato di sedersi attorno a un tavolo con gli occupanti), con l\u2019imprenditore Marco Cabassi (quello che trov\u00f2 la nuova sede del Leoncavallo al momento dello sgombero del centro sociale) e il direttore della Caritas ambrosiana Luciano Gualzetti a fare da garanti nella trattativa.<\/p>\n<p>In attesa dell&#8217;esito del confronto \u00e8 continuato il \u201cmicrofono aperto\u201d, la banda degli ottoni del movimento milanese ha cominciato a sfornare canzoni di lotta, mirabilmente riarrangiate.<\/p>\n<p><strong>Arriva la buona notizia<\/strong><\/p>\n<p>Verso le 10 e mezza arriva la notizia. Luca, uno della delegazione di RiMaflow, racconta al telefono il punto d&#8217;arrivo dell&#8217;incontro: &#8220;E&#8217; stato sottoscritto un accordo, controfirmato anche dal Prefetto. La data dello sfratto viene posticipata al 30 aprile 2019, per traferire entro quella data le attivit\u00e0 di RiMaflow in un altro sito. Abbiamo tempo tempo cinque mesi per nuovi progetti che vedranno lo spostamento della fabbrica e di tutte le attivit\u00e0 in un\u2019altra sede, sempre a Trezzano, con l\u2019obiettivo di salvaguardare i 120 posti di lavoro e di crearne altri. \u00c8 stato lo stesso Prefetto a riconoscere la bont\u00e0 del progetto e la sua utilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Oggi non si conclude il contenzionso, ma inizia un percorso molto impegnativo finalizzato al rilancio delle attivit\u00e0 economiche e produttive che consentir\u00e0 di consolidare il lavoro e quindi il reddito. Avremo il tempo per programmare la RiMaflow 2.0.<\/p>\n<p>C&#8217;era stata fatta una proposta da UniCredit Leasing per acquistare noi lo stabilimento. Si trattava di una proposta superiore ai prezzi di mercato per i capannoni di via Boccaccio 1, interamente da bonificare (con i tetti in amianto e il sottosuolo inquinato) e con seri problemi strutturali, che in questi anni ne hanno reso impraticabile la vendita.<\/p>\n<p>RiMaflow e i garanti hanno comunicato che una possibile acquisizione di immobile si indirizzer\u00e0, invece, verso una struttura pi\u00f9 consona e pi\u00f9 efficiente presente nel nostro territorio. Che verr\u00e0 acquistata da parte di un gruppo di soggetti finanziatori che condividono il percorso di autogestione intrapreso: ci\u00f2 significher\u00e0 la definitiva uscita di scena di UniCredit Leasing dopo il 30 aprile&#8221;.<\/p>\n<p>La notizia viene accolta da un lunghissimo applauso: partono cori, in tanti si abbracciano, scendono le lacrime su tanti volti felici. Di bocca in bocca passa la parola \u201cvittoria!\u201d che tiene insieme un sentimento di liberazione diffuso.<\/p>\n<p>Un\u2019operaia che lavorava in Maflow negli anni Novanta e che aveva perso il lavoro dopo la decisione di spostare la produzione, e che ora \u00e8 una delle cuoche nelle cucine di RiMaflow, ride commossa dopo l\u2019annuncio. Aspira con ampi tiri una sigaretta, appoggiata al muro. Gli occhi le luccicano, tiene a freno le lacrime, emozionata dalla gioia, si fa uscire solo pochissime parole: \u201cRiMaflow \u00e8 la mia vita\u201d.<\/p>\n<p>Malabarba riprende in mano il microfono e annuncia che dal 12 al 14 aprile 2019, prima di andarsene dalla vecchia sede, \u00e8 stato convocato il \u201c3\u00b0 Incontro europeo delle imprese recuperate\u201d, realizzato con la collaborazione della Libera Masseria di Cisliano: &#8220;Oggi siamo sicuri di poter ospitare l\u2019evento nella nostra fabbrica&#8230; Poi, con ogni probabilit\u00e0, ci sposteremo in uno stabilimento a poche centinaia di metri da qui, sempre a Trezzano. Un luogo pi\u00f9 piccolo, maggiormente gestibile e senza i seri problemi strutturali della sede di via Boccaccio&#8230; Adesso vi propongo di fare un corteo nella zona industriale e per le strade del paese per dare un&#8217;occhiata a dei siti che sarebbero adatti per le attivit\u00e0 di RiMaflow 2,0 o 3.0 o 4.0&#8221;.<\/p>\n<p>Parte un corteo pieno di allegria, c&#8217;\u00e8 quasi uno stupore diffuso: non si era pi\u00f9 abituati alla vittoria&#8230; una vittoria cos\u00ec bella poi. La sfilata si ferma davanti all\u2019IperD\u00ec, un ipermercato fallito, con tutti i suoi dipendenti lasciati a casa. Qui il \u201cGigi del Naviglio\u201d si arrampica sul cancello e promette che anche per questi lavoratori RiMaflow far\u00e0 qualcosa, non li lascer\u00e0 soli. Poi ci si muove verso un&#8217;altra fabbrica ormai abbandonata, l\u2019AutoSystem. E davanti a questo stabilimento si comprende che questa \u00e8 il sito pi\u00f9 accreditato per diventare fra cinque mesi la nuova casa di RiMaflow.<\/p>\n<p>La manifestazione rientra nella vecchia sede: \u201cautogestione e dignit\u00e0\u201d continuer\u00e0 ad essere l&#8217;orizzonte dei lavoratori di RiMaflow. Davanti ai cancelli una ragazza li attende facendo uscire dalla sua fisarmonica le note di \u201cVecchia piccola borghesia\u201d di <a href=\"https:\/\/www.zic.it\/a-claudio-lolli-che-ci-lascia-un-grande-freddo\/\">Claudio Lolli<\/a>. A un vecchio militante degli anni settanta viene da cantare il ritornello: \u201cVecchia piccola borghesia per piccina che tu sia \/ Non so dire se fai pi\u00f9 rabbia, pena, schifo o malinconia\u201d.<\/p>\n<p>Un altro suo coetaneo che gli sta di fianco viene da dire: \u201cDai che da oggi riusciremo a ridere anche con una canzone del vecchio indimenticabile Claudio&#8230;\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Jacobin &#8211; Italia \/30 novembre 2018 RiMaflow Resiste: il conflitto di tutti di Marina De Ghantuz Cubbe Doveva essere uno sgombero, \u00e8 diventata una festa. L&#8217;autogestione operaia della fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio evita lo sfratto e rilancia l&#8217;idea di mutualismo e solidariet\u00e0 La pi\u00f9 importante esperienza di autogestione operaia in Italia doveva [&#038;hellip<\/p>\n","protected":false},"author":1757,"featured_media":12087,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1,366,384],"tags":[130,27,74,429,308,324,378,430],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12084"}],"collection":[{"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1757"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12084"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12084\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12088,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12084\/revisions\/12088"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12087"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12084"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12084"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12084"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}