{"id":2154,"date":"2014-10-23T11:09:29","date_gmt":"2014-10-23T10:09:29","guid":{"rendered":"https:\/\/rimaflow.it\/?p=2154"},"modified":"2017-12-01T23:39:08","modified_gmt":"2017-12-01T22:39:08","slug":"lavorare-senza-padroni-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/2014\/10\/23\/lavorare-senza-padroni-in-europa\/","title":{"rendered":"Lavorare senza padroni in Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/fabbriche.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-2155\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/fabbriche.jpg\" alt=\"fabbriche\" width=\"621\" height=\"414\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/fabbriche.jpg 621w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/fabbriche-300x200.jpg 300w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/fabbriche-600x400.jpg 600w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/fabbriche-134x90.jpg 134w\" sizes=\"(max-width: 621px) 100vw, 621px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Di Alioscia Castronovo ed Elisa Gigliarelli*<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Marsiglia. <span style=\"color: #ff0000;\">Fralib:<\/span> un elefante vittorioso<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un elefante che in Francia si \u00e8 trasformato in un simbolo di lotta. E\u2019 l\u2019elefante conosciuto come logo di un famoso th\u00e8 prodotto a livello locale, da oltre 120 anni, nello stabilimento della fabbrica Fralib a Gemen\u00f2s, nell\u2019area metropolitana di Marsiglia, a poco pi\u00f9 di venti chilometri dalla citt\u00e0. La multinazionale Unilever, proprietaria del marchio Th\u00e8 Elephant e del marchio Lipton, ha deciso di chiudere lo stabilimento nel settembre 2010 per delocalizzare la produzione in Polonia, alla ricerca di una mano d\u2019opera pi\u00f9 a buon mercato. Ben 182 lavoratori son rimasti senza lavoro, ma hanno reagito prontamente occupando la fabbrica. Da quel momento hanno cominciato a lottare, sostenuti dal sindacato, rivendicando non solo i salari arretrati, ma anche il diritto a mantenere il proprio posto di lavoro autogestendo la produzione. Assieme a tutto questo, hanno lanciato e fatto vivere una campagna di boicottaggio della Lipton e Unilever a livello transnazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso 26 maggio 2014, dopo 1336 giorni di lotta e occupazione della fabbrica, i lavoratori hanno ottenuto una storica vittoria legale contro la Unilever, la quarta impresa alimentare pi\u00f9 grande al mondo. Nonostante la Fralib non ha potuto mantenere il logo Elephant, lo scorso luglio i lavoratori hanno finalmente potuto ricominciare la produzione di th\u00e8 e di infusi di erbe naturali. Inoltre la cooperativa Scop Ti ha potuto riprendere la produzione di th\u00e8 e infusi naturali in forma autogestita, ottenendo 20 milioni di euro di indennizzo dalla multinazionale Unilever per i danni causati dalla chiusura della fabbrica. Grazie a questa vittoria, gli attuali sessanta lavoratori della fabbrica Fralib sono tornati ai loro posti di lavoro, per\u00f2 stavolta in una fabbrica sotto controllo operaio. Non solamente adesso lavorano senza padrone, ma hanno sostituito agli aromi chimici i prodotti biologici e naturali provenienti dalla cooperative di produttori locali, all\u2019interno di un circuito di economia solidale e alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDa qui non torniamo indietro\u201d dice Rima, operaia della Fralib da diversi anni,che ha iniziato a lavorare con contratti precari mentre adesso \u00e8 parte integrante, a pieni diritti, della cooperativa. \u201cDa quando abbiamo iniziato la nostra lotta, ci siamo resi conto di essere entrati in una tappa molto importante rispetto al nostro percorso di liberazione come lavoratori e come cittadini; abbiamo avuto bisogno di molta forza, di molta energia, per questo adesso dobbiamo andare avanti, senza fermarci n\u00e9 avere paura\u201d conclude Rima.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\">Kazova:<\/span> \u201cNon \u00e8 un sogno ma una necessit\u00e0\u201d<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Istanbul ha vissuto oltre un anno di mobilitazioni moltitudinarie a partire dal conflitto di <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/gezipark\"><strong>Gezi Park<\/strong><\/a>, animato da movimenti sociali, sindacati conflittuali e altre esperienze di lotta contro l\u2019autoritarismo del governo, lo sfruttamento del lavoro, la speculazione immobiliare e il saccheggio dei beni comuni. La storia degli operai della fabbrica Kasova nasce all\u2019interno di questo contesto, diventando la prima fabbrica occupata ed autogestita ad Istanbul dagli anni settanta. La lotta della Kazova \u00e8 nata a partire dalla relazione con tutte queste esperienze di conflitto, tra cui la fabbrica occupata Greif (sgomberata nel mese di maggio del 2014 dalla polizia) e il giornale<i> Karsi<\/i>, occupato ed autogestito dai suoi lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/kazova_0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-2156 aligncenter\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/kazova_0.jpg\" alt=\"kazova_0\" width=\"480\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/kazova_0.jpg 480w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/kazova_0-300x196.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Diren Kazova (Kazova Resiste) si trova ad Osmanbey, un quartiere operaio tessile con una forte tradizione di lotta, vicino piazza Taksim e Gezi Park. Durante gli ultimi sei mesi di produzione dello stabilimento tessile, il padrone inizi\u00f2 ad abbassare i salari, a licenziare diversi lavoratori e ridurre la produzione. Quando gli operai si resero conto dei piani del padrone, decisero in assemblea di occupare la fabbrica e difendere i macchinari, scontrandosi con la polizia e resistendo sia ai tentativi di sgombero che a minacce e attacchi violenti durante le notti di occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In assenza di esperienza sindacale, e di appoggio dei sindacati alla loro lotta, gli operai hanno per\u00f2 ricevuto un forte sostegno dai vicini e da diversi gruppi politici. \u201cNei mesi della lotta abbiamo costruito forti relazioni con i vicini, che, resisi conto delle minacce di sgombero, hanno cominciato a farci visita, sostenerci, ad essere presenti in fabbrica durante l\u2019occupazione. Al tempo stesso abbiamo creato una forte connessione con il Forum del quartiere [i forum sono le forme di organizzazione territoriali del movimento di Gezi Park], tutto questo \u00e8 stato fondamentale, fin dall\u2019inizio, per il successo della nostra lotta\u201d ci dice Bulent, uno degli operai della Kazova. \u201cSenza salari e senza alcun ammortizzatore sociale, sono stati momenti molto difficili\u201d. Vediamo anche qui come la solidariet\u00e0 e il sostegno popolare, in particolare quello dei forum, sono stati decisivi assieme alla determinazione degli operai stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo momento, gli operai della Kazova stanno lottando per il possesso dei macchinari che sono riusciti a portare con s\u00e9 dopo il definitivo fallimento dell\u2019impresa. La necessit\u00e0 di ri-cominciare a produrre per avere entrate per i lavoratori riunitisi ora in cooperativa \u00e8 una questione centrale, una urgenza economica, ma anche politica: per dimostrare cos\u00ec che \u00e8 davvero possibile produrre senza padroni, in forma autogestita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cVogliamo dare vita ad una campagna per ottenere il riconoscimento del nostro diritto a lavorare e produrre senza padroni\u201d dice ancora Bulent, \u201cvogliamo ridurre l\u2019orario di lavoro, migliorare le nostre condizioni di vita, lavorare in forma autogestita; sappiamo che non \u00e8 facile, ma vogliamo provarci. Non \u00e8 un sogno, \u00e8 la necessit\u00e0 di mantenere il posto di lavoro, per sopravvivere in maniera dignitosa\u201d<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Sal\u00f3nicco: lavoro senza padroni alla <span style=\"color: #ff0000;\">Viome<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da due anni va avanti una lotta, diventata ormai un simbolo importante per tutta Europa, di lavoro senza padroni a Salonicco, citt\u00e0 industriale nel nord della Grecia. E\u2019 quella di una fabbrica abbandonata dai suoi padroni, dimenticata dallo stato e dal governo, ignorata dal sindacalismo confederale. Una fabbrica in cui, cos\u00ec come in tante altre in Grecia e nell\u2019Europa del sud, i lavoratori sono stati licenziati dal padrone in vista del fallimento. Nel 2011 per\u00f2, i lavoratori della Viome, riuniti in assemblea, hanno deciso di occupare la fabbrica, e di prendere in mano la produzione, ispirandosi ancora una volta all\u2019esperienza delle fabbriche recuperate argentine.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/viome.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2157 aligncenter\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/viome.jpg\" alt=\"viome\" width=\"480\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/viome.jpg 480w, https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/viome-300x196.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cE\u2019 grazie alla solidariet\u00e0 che ci \u00e8 arrivata che abbiamo potuto recuperare i nostri posti di lavoro, la dignit\u00e0 delle nostre famiglie, e continuare con passione e con forza la nostra lotta\u201d ci dice Makis, uno dei lavoratori della Viome. Cos\u00ec come nelle esperienze argentine, il recupero della fabbrica di materiale edile sarebbe stato impossibile senza le reti di sostegno e solidariet\u00e0 attivate dai cittadini e dai movimenti sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elemento centrale del ripensamento della produzione, sostengono gli operai della Viome, \u00e8 ripensare la produzione rispetto alle necessit\u00e0 della societ\u00e0 e del cambiamento sociale. In primo luogo, in base alle necessit\u00e0 degli operai stessi, non solo a livello economico ma anche dal punto di vista della sostenibilit\u00e0 del ritmo di lavoro, della sicurezza, delle loro relazioni sociali e di lavoro. Ma la produzione deve essere pensata anche in base alle necessit\u00e0 della societ\u00e0, delle comunit\u00e0 locali, delle reti di sostegno alla fabbrica occupata, dei vicini, dell\u2019ambiente. Da oltre un anno la cooperativa Viome ha cominciato a produrre detergenti biologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fabbrica recuperata, affermano i lavoratori, \u00e8 un patrimonio comune, non appartiene ad un padrone ma nemmeno agli operai, ma \u201c\u00e8 parte di una lotta molto pi\u00f9 grande\u201d. Il processo di autogestione trasforma le pratiche quotidiane in base ai principi della democrazia diretta, basata sulla partecipazione di tutti i soci della cooperativa e dei soci-solidali alle decisioni assembleari. \u201cOgni giorno ci incontriamo in fabbrica al mattino e decidiamo in assemblea durante laprima ora di lavoro cosa e come produciamo in quella giornata\u201d ci racconta Dimitris, altro lavoratore della Viome\u201d e una volta al mese abbiamo l\u2019assemblea generale di tutti i soci della cooperativa, in cui affrontiamo tutte le questioni relative alla gestione del posto, alla produzione ma anche la complessit\u00e0 delle questioni politiche\u201d. Iniziano a lavorare alle sette del mattino, finiscono alle tre del pomeriggio. \u201cEravamo abituati a lavorare sotto padrone\u201d dice Alexandros, \u201cmentre adesso stiamo imparando a farlo per noi stessi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/italia.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/rimaflow.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/italia.jpg\" alt=\"italia\" width=\"480\" height=\"315\" \/><\/a><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Roma e Milano \u2013 Recuperando <span style=\"color: #ff0000;\">Officine Zero<\/span> e <span style=\"color: #ff0000;\">Ri-Maflow<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia esistono molte esperienze di imprese trasformatesi in cooperative che stanno sperimentando forme di gestione della produzione differente grazie alla legge Marcora, ma ci focalizziamo su due esperienze nate all\u2019interno delle esperienze di resistenza e dei conflitti contro le politiche neoliberali nella crisi: Officine Zero di Roma e Ri-Maflow di Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto di riconversione produttiva di Officine Zero \u00e8 nato a partire dalla lotta degli operai della RSI, stabilimento di manutenzione dei treni situato nel quartiere di Casalbertone, nei pressi della stazione Tiburtina, rinnovata a forza di speculazioni sul territorio per diventare il centro del traffico dei treni ad alta velocit\u00e0. La fabbrica \u00e8 fallita nel 2011in seguito alla crisi del settore ferroviario e della gestione dei padroni dell\u2019impresa, che lentamente avevano diminuito la produzione e licenziato buona parte degli operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 20 febbraio 2012 gli ultimi 33 operai licenziati decisero di occupare la fabbrica per rivendicare il pagamento dei salari arretrati, ricevendo un forte sostegno dalle reti territoriali, dai centri sociali e dal movimento studentesco. La fabbrica si apr\u00ec cos\u00ec alla societ\u00e0 e si \u00e8 mise in moto un processo politico pubblico assembleare chiamato \u201cPazza Idea\u201d, un progetto di lotta e di lavoro comune tra settori differenti del mondo del lavoro, a partire dal sostegno sociale della lotta operaia contro i padroni ma con il nuovo obiettivo di riconvertire e autogestire la produzione in forma collettiva e cooperativa nella fabbrica occupata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sbocco politico di questo percorso assembleare \u00e8 la nascita di Officine Zero (zero sfruttamento, zero padroni e zero inquinamento) un progetto di riconversione produttiva con all\u2019interno diversi progetti cooperativi, uniti dalla sperimentazione comune di sperimentare nuovi modelli di lavoro,di relazioni sociali e lavorative basate sull\u2019autogestione produttiva e sulla cooperazione. La costruzione di una alternativa concreta \u00e8 articolata a partire dalla composizione di diversi progetti: officine artigianali, un progetto di riuso e riciclo,con l\u2019utilizzo dei vecchi macchinari riattivati dagli ex-operai e da nuovi artigiani, uno spazio di common working, uno studentato autogestito e una mensa popolare. Inoltre si trova ad Officine la sede di CLAPsportello di assistenza legale gratuita e sperimentazione di sindacalismo metropolitano, autorganizzato e basato sulla solidariet\u00e0,la lotta comune e la costruzione di connessioni tra lavoratori, precari ed autonomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre la questione del riuso e riciclo \u00e8 parte fondamentale del <a href=\"https:\/\/rimaflow.it\/index.php\/2014\/10\/15\/rimaflow-vuole-vivere-appello-internazionale\/\"><b>progetto di recupero della Ri Maflow<\/b>,<\/a> altra fabbrica recuperata in Italia, di Trezzano sul Naviglio, nei pressi di Milano. La Ri Maflow \u00e8 stata occupata dagli operai dopo il fallimento e la maggior parte degli occupanti hanno formato la cooperativa aprendo la fabbrica alla comunit\u00e0 a partire dai mercati dell\u2019usato e da altri progetti territoriali, che sono diventati espazi fondamentali dell\u2019economia solidale a livello territoriale, ma anche di lotta ed organizzazione politica.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Connessioni tra le fabbriche recuperate<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultimo anno si sono tenuti diversi momenti ed eventi all\u2019interno di un processo di costruzione di uno spazio politico di connessione, dibattito e solidariet\u00e0 tra le fabbriche recuperate nello spazio europeo. Durante il secondo meeting di Agora99, incontro dei movimenti sociali su debito diritti e democrazia, tenutosi a Roma nel mese di novembre 2013, e poi nel mese di gennaio 2014 con il primo incontro regionale euro-mediterraneo Economia dei lavoratori presso la Fralib di Marsiglia. In questa occasione operai dellefabbriche recuperate, ricercatori ed attivisti provenienti dall\u2019Europa e dall\u2019America Latina si sono incontrati per connettere esperienze di autogestione, dibattere, approfondire e mettere in comune analisi ed esperienze di lotta, cominciando ad articolare e costruire reti di solidariet\u00e0 e mutualismo per rafforzare le esperienze di autogestione. Si \u00e8 cos\u00ec cominciato a costituire uno spazio di dibattito, scambio e ricerca\/inchiesta a partire dall\u2019esperienza argentina di ricerca portata avanti da Andr\u00e8s Ruggeri con il programma Facultad Abierta della UBA, e dal sito workerscontrol.net presentato in questa occasione da Dario Azzellini, un sito di ricerca, approfondimento e dibattito globale sull\u2019autogestione operaia. Il prossimo incontro internazionale \u00e8 previsto in Venezuela nel mese di luglio del 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>*parte di Officine Zero e del gruppo di ricerca sulle esperienze di fabbriche recuperate nello spazio euro-mediterraneo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2013 Articolo Pubblicato in lingua spagnola su <strong>diagonalperiodico.net<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2013 traduzione in italiano a cura degli autori pubblicata su <strong>Dinamopress.it.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2013 Fotografie di Dominga Colonna, CowOz Officine Zero.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Alioscia Castronovo ed Elisa Gigliarelli* &nbsp; Marsiglia. Fralib: un elefante vittorioso C\u2019\u00e8 un elefante che in Francia si \u00e8 trasformato in un simbolo di lotta. 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