Amaro Partigiano: il primo liquore sociale, dal crowdfunding agli scaffali

Administrator 28 febbraio 2017 Commenti disabilitati su Amaro Partigiano: il primo liquore sociale, dal crowdfunding agli scaffali

Dalla castagna alla camomilla, passando per ingredienti segreti: tutti naturali i nove ingredienti dell’etichetta ispirata ai boschi della Lunigiana. I ricavi in parte al Museo Audiovisivo della Resistenza.

di GIUSEPPE ORTOLANODa

Alle porte di Milano sta nascendo il primo liquorificio sociale italiano. Sostenuto da una campagna di crowdfunding che finanzia l’acquisto dei macchinari per il laboratorio e la messa a norma degli spazi, imbottiglierà entro l’inizio di primavera la sua prima etichetta: l’. Nato dall’incontro tra la fabbrica recuperata Rimaflow di Trezzano sul Naviglio e gli  Archivi della Resistenza di Fosdinovo, in provincia di Massa Carrara, l’Amaro Partigiano è un’infusione in alcool di  nove ingredienti naturali ispirati alla vita nei boschi della Lunigiana durante la Resistenza.

Dalla castagna, che nel 1944 ha permesso a molti abitanti della zona e a molti partigiani di sopravvivere ai rigori dell’inverno, alla camomilla. Altri ingredienti, selezionati con la collaborazione di un antico laboratorio artigiano toscano, sono ancora segreti e vengono raccolti nei boschi intorno a Fosdinovo. Da terre lontane proviene solo il exness chiodo di garofano, presente però in molte ricette della cucina tradizionale lunigianese. L’amaro, che riporta in etichetta la stella ricamata da una staffetta partigiana sulla bandiera della locale Brigata Garibaldi, utilizza solo ingredienti naturali, senza aggiunta di aromi o coloranti, e ha un sapore che può anche variare a seconda della stagione e del periodo di raccolta delle erbe. Un prodotto “vivo” capace di maturare ed evolversi nel tempo, senza però perdere le proprie caratteristiche fondamentali, da sorseggiare anche ghiacciato, conservandolo in congelatore a -18°. Venduto a 15 euro la bottiglia, con un prezzo trasparente, destinerà parte dei ricavi alle attività del Museo Audiovisivo della Resistenza, che ogni anno organizza per il 25 aprile il partecipato festival  “Fino al cuore della rivolta”.

Il progetto, che ha avuto la benedizione laica di chi, come Giorgio Mori, presidente dell’Anpi Massa-Carrara, partigiano lo è stato davvero, abbina a valori quali il recupero della memoria e lo studio della Resistenza il tema del lavoro etico e delle autoproduzioni. Il liquorificio sociale occupa infatti alcuni spazi della  Rimaflow,  fabbrica “recuperata” dai lavoratori dopo che la proprietà aveva deciso di delocalizzare in Polonia. E oggi i capannoni, dove si producevano condizionatori per auto e camion, sono occupati dalla Cittadella dell’Altra Economia impegnata nella costruzione di una rete per un mercato equo, libero e solidale. Dove già si pensa a nuovi liquori totalmente naturali, legati alle tradizioni e alla storia dei territori da dove provengono le materie prime. Proprio come l’Amaro Partigiano.

 

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