L’Amaro della Resistenza che salva i posti di lavoro

Administrator 14 marzo 2017 Commenti disabilitati su L’Amaro della Resistenza che salva i posti di lavoro

Da “IL FATTO QUOTIDIANO”

di  | 13 marzo 2017

Il brindisi è previsto per il 25 aprile. Festa della Liberazione e della Resistenza, rigorosamente con la R maiuscola. Ma anche debutto dell’Amaro Partigiano, un progetto “sociale di autoproduzione e di creazione di lavoro etico”. Una co-produzione tra una fabbrica recuperata e un museo della Resistenza, tra un progetto che mira alla produzione “Fuorimercato” e uno che da oltre dieci anni costruisce la “storia orale” per ricordare la lotta contro il nazifascismo. L’Amaro è 外汇交易入门 partigiano, infatti, perché si basa sulle erbe dei luoghi della Resistenza, in quel di Lunigiana dove il primo nucleo di partigiani fu quello del ‘Monte Nebbione’, tra Sarzana, Fosdinovo e S. Stefano Magra” e dove già il 9 settembre del 1943 si rifugia un gruppo di giovani, “armati con i fucili abbandonati dai soldati dopo l’armistizio”. Tra i comandanti c’erano i nomi di Arturo Emilio Baccinelli, Paolino Ranieri, uscito dalle carceri fasciste, Anelito Barontini e poi Edoardo Bassignani .

Proprio a Fosdinovo c’è l’ intitolato a quest’ultimo, il mitico “Ebio” che dopo l’8 settembre sarà uno dei principali organizzatori della Resistenza locale e il 3 febbraio del 1945 viene catturato e ucciso dagli alpini della “Monterosa”, sotto gli occhi della madre e dei paesani.

Questa memoria, questa storia rivive nell’iniziativa delle associazioni Anpi e degli Archivi dedicati alla Resistenza, a Fosdinovo anche attraverso il festival “Fino al cuore della rivolta” che nella sua ultima edizione, dell’agosto 2016, ha visto la presenza di migliaia di visitatori e di illustri ospiti dello spettacolo: Bobo Rondelli, Lella Costa, Yo Yo Mundi, David Riondino, i Têtes de bois, Banda Osiris e moltissimi altri (la lista è davvero lunga).

Ma quando gli animatori degli Archivi hanno scoperto quello che facevano alla Rimaflow di Trezzano sul Naviglio, la celebrazione della memoria ha individuato una nuova strada per reinventare se stessa e dare vita a un progetto di produzione dal basso. Il museo (tutto multimediale, con i monitor al posto dei cimeli) e gli operai che non si arrendono.

A Rimaflow, infatti, da quattro anni i lavoratori licenziati dalla vecchia proprietà della Maflow, società di produzione nell’indotto Bmw, hanno deciso di non tornarsene a casa, di occupare i locali abbandonati (con tanto di svuotamento dei macchinari da parte dell’azienda) e nel tempo, anche con un accordo di comodato gratuito, sono riusciti a costruire un punto di riferimento per Milano e per buona parte d’Italia. Rimaflow è ormai una cittadella dell’Altra economia, con laboratori artigiani, riconversione e riciclo ecologico, sede per i Gruppi di acquisto solidale e anche produzione del “Rimoncello”, il limoncello della Rimaflow.

Un progetto ambizioso che si è dato l’obiettivo di dare una risposta originale alla crisi economica da un lato e alla crisi della politica dall’altro. Niente partiti tradizionali né sindacati più o meno conosciuti. Si lavoro in “autogestione” e su questa linea proprio Rimaflow ha iniziato da tempo a tessere una tela di solidarietà e di relazioni che attraversa l’intera Penisola. Ne è nata la rete che unisce realtà di autogestione contadina o di semplici gruppi di autoproduzione che cercano di trovare un altro modo di resistere alla crisi presente. L’elenco dei produttori aderenti è arrivato a 23 e altre adesioni si annunciano.

“L’esperienza dell’Amaro Partigiano ci ha fatto pensare che il progetto di un liquorificio sociale possa estendersi ancora – spiega Luca della Rimaflow – e la prossima settimana saremo in Val di Susa per verificare se anche quella valle, e la lotta che la rappresenta, possa avere il suo liquore”.

La suggestione non è nuova, si ispira a una realtà internazionale che ha visto il suo epicentro in Argentina. Dopo la grande crisi del 2001, nella punta estrema dell’America latina si intraprese la strada, spesso obbligata, dell’autorecupero produttivo, unica alternativa alla perdita secca del posto di lavoro. Da allora più di 300 imprese fallite sono tornate in funzione, salvando oltre 15.000 posti di lavoro. La prossima estate, l’Incontro Internazionale “L’Economia dei/delle Lavoratori/trici” si terrà in Argentina dal 30 agosto al 2 settembre 2017. L’apertura dei lavori sarà presso l’Hotel Bauen, recentemente recuperato dai suoi lavoratori, nella città di Buenos Aires, mentre poi si continuerà presso gli impianti della Cooperativa Textile Pigüé, fabbrica recuperata nella zona interna della Provincia di Buenos Aires.

L’esperienza si è diffusa anche in Europa con i casi di Rimaflow a Milano e di Officine Zero a Roma (ma anche Ideal Standard, Birrificio Messina e altri), la Fralib e la Fabrique du Sud in Francia, Vio.Me in Grecia, fino all’impresa New Era, che produce porte e finestre a Chicago.

L’idea del liquorificio come sbocco produttivo della fabbrica recuperata si inserisce in questo contesto. Da qui l’idea di proseguire, stavolta in salsa resistenziale, producendo il liquore “naturalmente di parte” e fatto di “erbe dei boschi resistenti”.

L’operazione si sta svolgendo con un classico crowdfunding (i dati si trovano sulla piattaforma ) e gli operai di Rimaflow puntano a costruire un “liquorificio sociale che crei posti di lavoro all’interno della fabbrica abbandonata”. Una parte del budget raccolto con il crowdfunding, infatti, servirà all’acquisto dei macchinari per il laboratorio e a sostenere i costi di realizzazione del liquorificio sociale.

La campagna durerà 100 giorni (fino al 25 aprile) ed entro la primavera del 2017 ci sarà la prima tiratura ufficiale di bottiglie di Amaro Partigiano che utilizzerà solo ingredienti naturali raccolti dai volontari. “La versione beta di Amaro Partigiano sta ottenendo un grande successo – dicono i suoi promotori – e abbiamo sperimentato che per esaltare il gusto dell’amaro lo si può servire anche ghiacciato, conservandolo in congelatore a -20°”.

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