RASSEGNA STAMPA DEL 28 NOVEMBRE 2018

rimaflowadmin 28 novembre 2018 Commenti disabilitati su RASSEGNA STAMPA DEL 28 NOVEMBRE 2018

Da Il Fatto Quotidiano-online del 28 novembre 2018

Svolta RiMaflow, sgombero rinviato grazie a mobilitazione e prefettura: “Firmato protocollo d’intesa. 6 mesi di tempo”

Di Paolo Tani

Svolta nel caso RiMaflow. Dopo mesi di resistenza, UCL-Unicredit Leasing riconosce i lavoratori della cooperativa come controparte legale e firma un protocollo d’intesa in Prefettura a Milano, rinviando di fatto lo sgombero dell’immobile previsto proprio per mercoledì mattina. La coop si è impegnata a collaborare con il gruppo di piazza Gae Aulenti per trasferire le attività in una nuova sede entro il 30 aprile.

Si conclude così il contenzioso fra le parti, che aveva coinvolto la RiMaflow, cooperativa nata dalle ceneri dell’ex Maflow di Trezzano sul Naviglio, occupata dagli ex dipendenti e trasformata in un laboratorio industriale. Un luogo in cui artigiani e operai (circa 120 ad oggi) avevano dato vita ad un esperimento sociale in piena regola: co-working, mensa, laboratori artigiani e altre attività che, insieme, potevano valorizzare i 30 mila metri quadri dell’ex Maflow e ridare speranza a molti lavoratori. Persino papa Bergoglio si era interessato alle iniziative intraprese, sostenute anche da Caritas e Libera.

Nella trattativa odierna, UCL ha provato a offrire in vendita gli immobili di via Boccaccio 1, ma il prezzo è stato giudicato fuori mercato dai soggetti finanziatori della cooperativa, indirizzando di fatto le risorse economiche alla ricerca di “una struttura più consona e che non necessiti di una bonifica ambientale”, come ci ha confermato Gigi Malabarba (RiMaflow). “Non vogliamo dare una lira a Unicredit, si arrangino”.

Durante il presidio, poi trasformatosi in un corteo per le vie di Trezzano, erano presenti centinaia di lavoratori, soci della cooperativa, sostenitori esterni e rappresentanti dei sindacati lombardi.

Anche Moni Ovadia, che ha sostenuto la causa RiMaflow con un suo spettacolo, era presente al presidio: “Quando si parla di Repubblica democratica fondata sul lavoro non si dice una cosa a caso. Oggi tutti sarebbero dovuti essere qui a difendere la Costituzione, anche il Presidente della Repubblica. Si tratta di diritto alla dignità. Da qui dovremmo ripartire.”

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TG3 della Lombardia

 

 

 

RADIO POPOLARE – MILANO

28 novembre 2018

Trasmissione Radar condotta da Alessandro Principe


 

Da FIOM-CGIL Nazionale

Fiom Milano. Ri-Maflow oltre lo sfratto

Oggi hanno vinto la determinazione dei lavoratori e la solidarietà.
Dichiarazione di Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano.

Questa mattina eravamo tante e tanti, diversi per esperienze, storie, appartenenze, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di Ri-Maflow per scongiurare l’annunciato sfratto.
E fino alle 8.00 pareva proprio non ci fossero margini per discutere, trattare, evitare che una potente banca avesse la meglio su un’esperienza bella.
Poi la notizia della convocazione in Prefettura (negata per mesi) e alla fine quella del Protocollo di Intesa siglato da Unicredit Leasing e Cooperativa Ri-Maflow – garanti l’imprenditore Cabassi e il direttore di Caritas diocesiana – che sospende lo sfratto rinviandolo al prossimo 30 aprile e pone le basi per il proseguimento e il rilancio delle attività della Cooperativa Ri-Maflow.
“Una buona notizia! – è il commento di Roberta Turi, segretaria generale della Fiom di Milano – ora vogliamo che si concluda positivamente e velocemente l’odissea di Massimo Lettieri che oggi non ha potuto essere qui con noi perché ancora costretto agli arresti domiciliari.
Nei sei mesi che ci separano dal 30 aprile continueremo a sostenere, come sempre abbiamo fatto, le iniziative e il lavoro di Ri-Maflow, qui in Via Boccaccio o in un altro luogo. La giornata di oggi, per come si è conclusa, è la conferma che la mobilitazione di chi si riconosce nei valori della giustizia sociale e della solidarietà e li mette in pratica concretamente può modificare il presente, riscrivere pessimi finali apparentemente scontati, sconfiggere i poteri forti. Avanti così.
Un grazie alle compagne e ai compagni della Fiom, in particolare ai delegati, che hanno scelto di essere presenti fisicamente al presidio di oggi in Via Boccaccio, perché condivisione deve essere anche una stretta di mano, un sorriso, un abbraccio”.

Milano, 28 novembre 2018

Da La Repubblica online – Martedì 28 Novembre 2018

RiMaflow, accordo raggiunto: “Una nuova sede per continuare l’attività”

La nuova trattativa in prefettura a Milano ha posticipato lo sgombero al 30 aprile, 300 lavoratori in presidio sino all’annuncio: “Percorso condiviso per il rilascio dell’immobile e la prosecuzione del progetto”. Sei anni fa partiva l’autogestione

di ZITA DAZZI

Rinvio dello sfratto al 30 aprile e avvio della ricerca di una nuova sede per i lavoratori della Rimaflow, fabbrica occupata da sei anni a Trezzano sul Naviglio. Così si è conclusa la trattativa con il prefetto Renato Saccone, avviata dopo il presidio di stamane all’alba alla presenza di 300 fra lavoratori, sindacalisti e sostenitori. Un corteo per le strade del paese è partito dallo stabilimento occupato appena sono arrivate notizie da Milano a proposito della conclusione della discussione fra la delegazione degli operai e il prefetto, al termine del presidio convocato per scongiurare la minaccia di sgombero annunciata dall’ufficiale giudiziario.

L’accordo è stato sottoscritto dalla cooperativa Rimaflow e dai rappresentanti di Unicredit leasing davanti al prefetto, dopo una delicata mediazione svolta dalla prefettura, con il coinvolgimento della Caritas ambrosiana. “Costituisce la base per garantire la prosecuzione del progetto Rimaflow e la salvaguardia dell’occupazione dei soci-lavoratori della Cooperativa. E’ stato definito un percorso condiviso in ordine al rilascio dell’immobile e alla individuazione di un altro sito idoneo dove trasferire le attività – si legge in un comunicato uscito da palazzo Diotti al termine dell’incontro -. Grande soddisfazione è stata espressa dalle parti per la sinergica cooperazione dei diversi attori che, in un momento economico particolare, si sono impegnati, in un’ottica solidaristica e sociale, per dare speranza al rilancio di nuove attività, a tutela della dignità dei lavoratori e del loro innovativo progetto”. Unicredit plaude al risultato di oggi: “La Cooperativa Rimaflow si è impegnata a collaborare con il Gruppo UniCredit per trasferire le attività commerciali legali di Ri-Maflow, entro il 30 aprile, in una nuova sede secondo la proposta concordata in prefettura”.

E’ l’ultimo atto di questa lunga vertenza iniziata sei anni fa con l’occupazione dello stabilimento da parte di 120 lavoratori che hanno avviato forme di produzione e laboratori artigianali, un’esperienza di autogestione operaia e di mutualismo che ha trovato validi alleati persino nella chiesa di Milano, con gli arcivescovi Scola e Delpini che sono stati più volte a celebrare messa fra i lavoratori nei capannoni dello stabilimento. Oggi lì hanno sede vari laboratori, botteghe artigiane, depositi, attività di stoccaggio e di produzione avviate in forma cooperativa dai disoccupati e sostenute da un grande numero di personalità, che in questi giorni hanno anche firmato un appello di solidarietà. Fra i firmatari don Massimo Mapelli, responsabile Caritas sud Milano – presente al presidio e al corteo con gli operai – don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità nuova, Carlo Cabassi, imprenditore, e il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo.

Gli operai: “Il lavoro è dignità, combatteremo”

L’ultima minaccia di sgombero è arrivata dopo un’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti, che ha portato all’accusa infamante di RiMaflow come parte di un’associazione a delinquere e all’arresto e messa ai domiciliari del presidente della Cooperativa Massimo Lettieri, che speriamo esca presto da un processo infamante”, spiegano i manifestanti. “Oggi inizia un percorso molto impegnativo, finalizzato al rilancio delle attività economiche e produttive che consenta ai 120 operai e artigiani di consolidare il lavoro e quindi il reddito. Avremo quindi il tempo necessario per programmare la nuova RiMaflow, senza le pressioni – spesso sproporzionate – volte al rispetto di normative che, senza un titolo di occupazione, eravamo in difficoltà ad ottemperare senza tempi congrui”. Contatti sono i corso col ministero per accedere ai fondi per aiutare i progetti di cooperazione nati da crisi aziendali per ricollocare le attività in luogo più consono e non da bonificare come l’attuale sede. “Ringraziamo il Prefetto di Milano, dott. Saccone, per la sensibilità dimostrata e Giusi Massa che per anni ha seguito la vertenza RiMaflow, cercando una composizione del contenzioso: la firma di questo Protocollo è un risultato molto positivo per tutti i lavoratori e le lavoratrici”.

Da Rassegna sindacale/ quotidiano del lavoro/CGIL

28 novembre 2018

Milano, sospeso lo sfratto della Rimaflow

Si avrà così la possibilità di trovare le soluzioni più idonee per dare continuità all’esperienza di auto imprenditorialità dei 120 lavoratori e lavoratrici dell’ex fabbrica metalmeccanica di Trezzano sul Naviglio autogestita

Lo sfratto della Rimaflow è stato sospeso. Durante una manifestazione che si è tenuta oggi 28 novembre davanti ai cancelli dell’azienda, alla quale ha partecipato, insieme a una folta delegazione della Fiom di Milano anche la Cgil Lombardia, si è svolto un incontro presso la Prefettura di Milano, nel corso del quale si è deciso di rinviare a fine aprile lo sgombero, prorogando di ulteriori sei mesi il negoziato. Si avrà così la possibilità di trovare le soluzioni più idonee per dare continuità all’esperienza di auto imprenditorialità e di mutualismo dei 120 lavoratori e lavoratrici dell’ex fabbrica metalmeccanica di Trezzano sul Naviglio, autogestita da sei anni dagli operai, lasciati a casa dopo il trasferimento della proprietà in Polonia.

La solidarietà che ha sostenuto questa lotta è stata un fattore decisivo per raggiungere un primo, importante risultato. Rimaflow deve continuare a vivere. La Cgil Lombardia, nel suo recente Congresso conclusosi giovedì 22 novembre aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno che andava proprio in questa direzione:  impegno a sostenere la lotta di Rimaflow, ferma contrarietà allo sgombero annunciato e poi oggi sospeso e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori e al presidente della cooperativa Massimo Lettieri, accusato di traffico illecito di rifiuti, con la richiesta agli organi inquirenti di fare piena luce in tempi rapidi sulla vicenda.

Da ANSA.it Lombardia

Accordo su Rimaflow, niente sgombero

Intesa in Prefettura, si cerca nuova sede per realtà autogestita

(ANSA) – MILANO, 28 NOV – RiMaflow, la fabbrica autogestita di Trezzano sul Naviglio, è salva e non sarà sgomberata, per ora. Mentre molte persone si sono trovate in presidio davanti allo stabilimento, in Prefettura a Milano Unicredit Leasing e la cooperativa RiMaflow hanno firmato un accordo, che il prefetto di Milano Renato Saccone ritiene “importante”. L’intesa definisce le fasi per il rilascio dell’immobile da parte della RiMaflow ma in contemporanea anche quelle per trovare un “altro sito idoneo dove trasferire le attività”. Lo stabilimento Maflow di Trezzano venne chiuso a fine 2012. Da qui la decisione di un gruppo di operai di occupare la fabbrica chiamandola ‘RiMaflow’ passando dalla produzione di tubi per condizionatori e auto al riuso e riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
E’ nata così una cooperativa, a cui hanno aderito artigiani che qui hanno stabilito i loro laboratori, che ha dato 120 posti di lavoro.

Da Il giornale dei navigli 28 novembre 2018

Sfratto RiMaflow rinviato, la gioia dei lavoratori: nasce RiMaflow 2.0

Cinque mesi per nuovi progetti che vedranno lo spostamento della fabbrica e di tutte le attività in un’altra sede, sempre a Trezzano.

TREZZANO SUL NAVIGLIO – A vincere è stata la solidarietà, il fatto che oltre 500 persone si siano presentate di mercoledì mattina (e già alle 8 i parcheggi erano pieni) per stare vicini ai lavoratori di RiMaflow ha dato un segnale (e una forza) importante.

Il tavolo in Prefettura

Un po’ di preoccupazione c’era: qualche settimana fa il procedimento di sfratto era solo stato rinviato (a stamattina, appunto), e i lavoratori (120, secondo RiMaflow) si sono schierati compatti per cercare una soluzione alternativa. La determinazione li ha premiati: il tavolo in Prefettura con UniCredit (proprietaria dei capannoni di via Boccaccio) e Cooperativa RiMaflow ha stabilito un rinvio al 30 aprile della procedura di sgombero.

RiMaflow 2.0

Cinque mesi per progettare la “RiMaflow 2.0”, dice Gigi Malabarba, in prima linea questa mattina a guidare il corteo per le vie di Trezzano, passando di fronte all’IperDì, simbolo di altri lavoratori lasciati a casa, e poi in un’altra fabbrica ormai abbandonata, l’AutoSystem. Un corteo di allegria, dove tutti si abbracciavano, dove i sorrisi e i cori erano da finale dei Mondiali. Ma la vittoria si chiama “dignità”, la parola che tutti i lavoratori usano per descrivere l’esperienza di RiMaflow, il progetto di autogestione e recupero della fabbrica che un tempo, prima del trasferimento della produzione in Polonia, era leader nella realizzazione di componenti di auto. Poi, oltre 300 lavoratori sono stati lasciati a casa, ma invece di abbattersi hanno deciso di rimboccarsi le maniche e creare una cittadella dei mestieri con laboratori artigianali e altre attività. I lavoratori però lì non potrebbero starci, nonostante “in questi anni abbiamo presidiato spazi che avrebbero potuto andare in mano a vandali e balordi senza scrupoli – raccontano –. Noi li abbiamo tenuti come fossero nostri, abbiamo prodotto lavoro e quindi dignità”. Quei capannoni sono di UniCredit che vuole rientrare in possesso della proprietà.

L’impegno preso

Anche lei, UniCredit, si è seduta stamattina al tavolo della Prefettura: “La Cooperativa Rimaflow si è impegnata a collaborare con il Gruppo UniCredit per trasferire le attività commerciali legali di RiMaflow, entro il 30 aprile, in una nuova sede secondo la proposta concordata con la Prefettura e Unicredit”, dice l’istituto bancario in una nota in merito all’accordo sottoscritto oggi davanti al Prefetto di Milano Renato Saccone. È stato lo stesso Prefetto a “riconoscere la bontà del progetto e l’utilità sociale”, raccontano da RiMaflow. Sfratto scongiurato, quindi. Almeno per ora.

Arrivare all’obiettivo iniziale

C’è tempo cinque mesi per nuovi progetti che vedranno lo spostamento della fabbrica e di tutte le attività in un’altra sede, sempre a Trezzano, con l’obiettivo di “salvaguardare i 120 posti di lavoro e di crearne altri, per arrivare all’obiettivo iniziale: restituire il lavoro agli oltre 300 operai che sono stati lasciati a casa in seguito alle scelte scellerate dell’azienda che non ha mai capito la cosa più importante: il vero valore non sono i soldi, ma le persone”, dicono gli operai.

Radunate centinaia di persone

Tanto sostegno da parte di cittadini, associazioni, personalità importanti del panorama culturale come Moni Ovadia che ha sottolineato: “La democrazia italiana è fondata sul lavoro, non sulla proprietà. Chi contrasta il lavoro è un bandito fuorilegge”. Solidarietà, vicinanza. RiMaflow è riuscita a radunare centinaia di persone che con canti e cori, in modo pacifico, hanno fatto vedere da che parte stanno, quella di RiMaflow.

Due figure “Garanti” al tavolo in Prefettura

Dalla stessa parte anche l’imprenditore Marco Cabassi e il direttore della Caritas ambrosiana Luciano Gualzetti che hanno dato un “importante ruolo di garanzia al tavolo in Prefettura”, sottolineano da RiMaflow. “Oggi non si conclude il contenzionso – aggiungono – ma inizia un percorso molto impegnativo finalizzato al rilancio delle attività economiche e produttive che consenta di consolidare il lavoro e quindi il reddito. Avremo il tempo per programmare la RiMaflow 2.0. Tra le varie opzioni possibili discusse con i garanti, figura l’acquisizione degli immobili per tutte le attività di RiMaflow da parte di un gruppo di soggetti finanziatori che condividono il percorso di autogestione intrapreso: ciò significherà la definitiva uscita di scena di UniCredit Leasing dopo il 30 aprile”.

Ancora a Trezzano

RiMaflow, quindi, si sposterà con ogni probabilità in una fabbrica poche centinaia di metri più avanti, sempre a Trezzano. Un luogo più piccolo, maggiormente gestibile e senza i seri problemi strutturali della sede di via Boccaccio. “Peraltro RiMaflow vigilerà insieme ai cittadini di Trezzano sulle bonifiche obbligatorie che UniCredit dovrà effettuare nel sito di via Boccaccio 1 per evitare i danni all’ambiente e alla salute provocati dai capannoni dismessi.

Ringraziamenti ma anche delusione

Ringraziamo il Prefetto di Milano, Renato Saccone, per la sensibilità dimostrata e Giusi Massa che per anni ha seguito la vertenza RiMaflow, cercando una composizione del contenzioso: la firma di questo protocollo è un risultato molto positivo”. Ma i lavoratori hanno qualcosa da dire sul ruolo del Comune di Trezzano: “Ci dispiace che della partita non sia stato il Comune, che in questi anni non è stato in grado di cogliere le potenzialità del progetto RiMaflow e non ha svolto in nessun momento un ruolo propositivo per favorire un accordo tra le parti, appellandosi a un astratto concetto di legalità. Quando la legalità non coincide con la giustizia sociale qualcosa non funziona”.

La replica del sindaco Bottero

Ma il sindaco Fabio Bottero replica e parla proprio di legalità: “Il Comune segue la vicenda RiMaflow fin dal 2014, con l’obiettivo di trovare un percorso condiviso per regolarizzare la situazione, tanto da attivare il tavolo in Prefettura. È la stessa Prefettura a gestire il tavolo e riteniamo corretto, in questa fase, l’iter stabilito e i soggetti coinvolti. Contiamo che tutto si risolva per il meglio, nel rispetto della legalità: noi siamo a disposizione, come lo siamo sempre stati e anche la scorsa settimana abbiamo incontrato parte degli artigiani che intendono proseguire la propria attività nella cittadella dei mestieri”.

“Solo la mobilitazione dal basso ha ottenuto il risultato”

Per Rimaflow “la realtà è una: solo la mobilitazione dal basso, che si è concretizzata nella presenza di centinaia di persone oggi venute da tutta Italia per impedire lo sfratto, così come la mobilitazione di realtà sociali che apprezzano le scelte di solidarietà e mutualismo tra i lavoratori, ha ottenuto questo risultato, riportando UniCredit a negoziare”.

Il gol decisivo l’ha segnato la solidarietà

Intanto, a uscire vincitori dalla partita, dove il gol decisivo l’ha segnato la solidarietà, sono i lavoratori che fanno fatica a trattenere le lacrime quando dalla Prefettura arriva la telefonata che annuncia l’accordo. Urla, cori, musica, sorrisi e abbracci. È una finale dei Mondiali, tra lacrime e gioia. Un’operaia che lavorava in Maflow negli anni Novanta e che è rimasta a casa dopo la decisione di spostare la produzione, ora sta nelle cucine di RiMaflow. Ha vissuto il cambiamento con coraggio, dato dai figli e dai lavoratori che insieme si sono fatti forza. Sorride, dopo l’annuncio. Fuma una sigaretta, appoggiata al muro. Gli occhi le brillano, caccia dentro una lacrima, anche se è di gioia. Si gira, dice solo cinque parole: “RiMaflow è la mia vita”.

Francesca Grillo

Da: NORD MILANO NOTIZIE – 28 nov 2018

Rinviato lo sgombero Rimaflow, grazie alla mobilitazione di chi crede nel lavoro

Di Lucilla Continenza

Oggi è un giorno importante per la Cooperativa Rimaflow, di Trezzano sul Naviglio. L’Unicredit Leasing, proprietaria del sito in cui si trovato i capannoni della Cooperativa, ha infatti rinviato lo sgombero dello spazio, che avrebbe lasciato letteralmente  “per strada” 120 lavoratori, grazie alla mobilitazione di associazioni, movimenti, partiti, sindacati e tanti altri. La Rimaflow è nata grazie agli operai della ex Maflow, che avevano cercato di salvare il lavoro di 330 persone vista la decisione, dell’azienda, di delocalizzare la produzione all’estero. Lo avevano fatto attraverso la forma delle “fabbriche recuperate”, “inventando” una Cooperativa di lavoratori dove vige il principio che “si fa tutto per il bene comune, mai per il profitto privato”. Il terreno era stato però inizialmente occupato dai lavoratori, anche se sono stati tanti i tentativi fatti di legalizzare la situazione; tentativi sempre ostacolati. Questa mattina, alle 8, è stato quindi organizzato un presidio seguito da un corteo. Grazie alla mobilitazione, lo sfratto è stato infatti spostato al 30 aprile 2019, mentre verso la metà dello stesso mese si terrà un’assemblea europea delle fabbriche recuperate. Notizia importante è che UCL riconosce finalmente la Cooperativa come “fabbrica recuperata” e come controparte. Entro la data fissata per lo sgombero, Rimaflow si sposterà comunque in un altro luogo, visto che sono necessarie bonifiche e ristrutturazioni che la Cooperativa non si può permettere. La mobilitazione è stata di massa, in centinaia hanno difeso questa nuova forma di organizzazione del lavoro. Tanti i militanti di partito, del sindacato, le associazioni e non solo, che hanno partecipato al presidio, tra cui l’associazione Non una di Meno,  i centri sociali Leoncavallo e Torchiera, partiti quali Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, LeU, rappresentanze dei sindacati Cgil, CUB. Sono intervenute poi personalità importanti quali: Onorio Rosati (LeU), che ha parlato anche a nome del senatore Francesco Laforgia; il famoso attore Moni Ovadia, sempre socialmente impegnato, che ha spiegato come il diritto al lavoro e non quello alla proprietà sia un fondamento costituzionale, Roberta Turi della (Fiom Cgil), Maurizio Acerbo segretario nazionale di Rifondazione Comunista e ovviamente Massimo Lettieri, presidente Rimaflow, al telefono, vista la condanna agli arresti domiciliari dei mesi scorsi. Presenti all’appello anche Don Mazzi e Don Rigoldi della Caritas. Al presidio mancavano però i rappresentanti PD dell’amministrazione comunale di Trezzano  e Articolo 1-Mdp. Si attendono comunque nuovi sviluppi.

UNA TRISTE “STORIA ITALIANA”

La Maflow  era un’importante azienda che produceva tubi per condizionatori e auto e che nel 2005 inizia a delocalizzare parte dei macchinari in Polonia, con l’obiettivo di ridurre i costi fissi della manodopera. Seguono la “messa in cassa integrazione” dei  dipendenti e la perdita di alcune importanti commesse. La situazione continua a peggiorare e nel 2009 i lavoratori occupano i capannoni, cercando di proporre nuove soluzioni per ovviare la chiusura totale dell’azienda. Nonostante le lotte e le promesse, la Malflow viene però dismessa a dicembre 2012. Gli operai, trovatisi in mezzo a una strada, prendono quindi in mano la situazione e danno vita a una “fabbrica recuperata”, lavorando senza datori di lavoro, seguendo un modello esistente in Argentina, da cui “fabrica recuperada”. Nasce quindi la Cooperativa RiMaflow che si occupa del riuso e riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Si forma così, poco alla volta, La Cittadella dell’altra economia, grazie all’impegno di Massimo Lettieri, sindacalista dei CUB ovvero gli “autonomi”, che per primo aveva fortemente lottato e voluto la realizzazione del progetto e che ne diventa presidente. Alla Cooperativa di lavorati, si vanno poi ad affiancare altri artigiani (falegnami, tappezzieri, etc) che fondano la Casa del Mutuo Soccorso. Lavorare in cooperativa significa che i soci possono operare dentro la Cittadella versando una quota annuale di partecipazione. Nel tempo l’impegno diventa più grande e importante: nasce la rete nazionale “Fuorimercato”, arriva l’adesione di Rimaflow a Communia. Rimake, nata prima di Rimaflow, collabora con Libera, impegnandosi contro l ‘ndrangheta infiltratasi nel sud Milano. La fabbrica recuperata viene infine sostenuta da importanti associazioni quali la Caritas.

Il problema principale è però quello di uscire dalla situazione di illegalità iniziale, i lavoratori avevano infatti occupato lo spazio, anche se sono stati tanti gli sforzi fatti dalla Cooperativa, per legittimare la situazione. Tutto precipita però il 26 luglio di quest’anno, quando Lettieri, presidente della Coop, viene arrestato per traffico illecito di rifiuti, con l’accusa di “associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti”. Per Lettieri scatta la misura cautelare in carcere per quattro mesi, trasformata poi ai “domiciliari”. Come affermato in un articolo pubblicato da il Manifesto, la risposta dell’ex sindacalista e dei lavoratori arriva velocemente: «Con le ditte che ci hanno conferito macchinari e materiali con regolari documenti di trasporto, alcune delle quali figurano tra quelle indagate, non abbiamo nulla a che fare per qualsiasi altra loro attività». Segue poi l’appoggio di partiti e associazioni, soprattutto di Gigi Malabarba, sindacalista e ex parlamentare di Rifondazione Comunista. Cita sempre il Manifesto, riportando le parole di Lettieri intervistato, qualche giorno fa, ovviamente al telefono, da Radio Popolare: «Ormai sono 10 anni di lotta, una lotta necessaria, il capitalismo ha preso il sopravvento sulle persone. Ora sono stato anche in galera, ho visto gli ultimi degli ultimi, conosco gli operai che perdono il lavoro, ci sono una marea di persone che non hanno voce. L’unica opportunità che abbiamo è organizzare esperienze positive che diano voce a queste persone».

Ringraziamo le tante “forze” che unite oggi hanno aderito al presidio per il risultato ottenuto dalla loro mobilitazione, che sottolinea come sia sempre importante farsi “ascoltare” in un’unica voce che parta anche dal basso, anche se molto è ancora da raggiungere.

La redazione

COMUNICATO LeU

Mercoledì 28 novembre, alle 8 del mattino, è programmato lo sgombero di Rimaflow, la cooperativa nata dalla volontà dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio di non accettare il licenziamento di 330 persone e la delocalizzazione della produzione all’estero

Rimaflow è un esempio reale di fabrica recuperada, dove alla chiusura dell’azienda è seguito il recupero di una capacità produttiva ma con un assetto organizzativo cooperativo e mutualistico che supera quello tradizionale delle imprese capitalistiche: botteghe artigiane autogestite hanno dato lavoro a un centinaio di persone senza altro aiuto che la sola volontà di affermare il fondamentale diritto al lavoro. Il valore sociale di questa esperienza è stato riconosciuto dalle istituzioni del territorio, dal mondo associativo, da molte personalità.

I lavoratori hanno chiesto con forza per anni la regolarizzazione della loro posizione, ma Unicredit Leasing non ha accettato di disciplinare l’occupazione, nonostante l’intervento della Prefettura di Milano, che ha riconosciuto l’alto valore sociale di questa esperienza.

Oggi la proprietà pretende lo sgombero dei capannoni.

RiMaflow deve continuare a vivere!

Saremo presenti al fianco dei lavoratori per chiedere che si apra un fase di confronto tra la proprietà e i lavoratori col sostegno delle istituzioni, perché Rimaflow continui ad essere un esempio di un altro mondo possibile.

Per i molti, non per i pochi.

Liberi e Uguali Milano

 

 

 

 

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