RASSEGNA STAMPA DEL 29/11/18

rimaflowadmin 29 novembre 2018 Commenti disabilitati su RASSEGNA STAMPA DEL 29/11/18

Da il manifesto del 29/11/18

RiMaflow, la lotta paga

RiMaflow. Hanno vinto i lavoratori e i tanti – oltre 300 persone – che ieri hanno presidiato l’area: lo sfratto della fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio è stato sospeso fino al 30 aprile 2019

Di Roberto Maggioni

Alla RiMaflow hanno vinto i lavoratori, la solidarietà e una benvenuta sensibilità istituzionale. Un tempo si sarebbe detto «la lotta paga»: è stato così. Lo sfratto della fabbrica recuperata di Trezzano sul Naviglio è stato sospeso fino al 30 aprile 2019.

I PROSSIMI MESI serviranno a trasferire la RiMaflow altrove e lasciare quei capannoni abbandonati e da bonificare alla proprietà, Unicredit. La nuova sede potrebbe essere poco distante da dove si trova oggi la RiMaflow, i lavoratori hanno già messo gli occhi su un capannone confinante con l’attuale area e legato alla storia della vecchia Maflow. L’accordo sulla sospensione dello sfratto è arrivato in Prefettura a Milano mentre davanti oltre 300 persone presidiavano l’area interna ed esterna dei capannoni. C’erano giovani, meno giovani, operai, sindacalisti, attivisti, persone comuni che da un po’ di tempo non si incrociavano tutte insieme per qualcosa di comune.

IN ALTO, ALL’INGRESSO della portineria, lo striscione simbolo di dieci anni di lotta: «le nostre vite valgono più dei loro profitti». Unicredit e la Prefettura hanno riconosciuto per la prima volta questa esperienza come controparte, definendola nel protocollo «fabbrica recuperata». È scritto anche che Unicredit darà un contributo economico al fondo della Caritas Ambrosiana per il sostegno al lavoro. Nella trattativa un importante ruolo di garanzia lo hanno avuto l’immobiliarista Marco Cabassi e la Caritas Ambrosiana, a partire dal suo presidente Luciano Gualzetti.

«È STATA UN VITTORIA straordinaria e in parte inattesa» ci dice Gigi Malabarba, tra i protagonisti di questa storia. Malabarba 10 anni fa conobbe Massimo Lettieri e la vertenza dell’allora Maflow, oggi è una delle persone più coinvolte nei progetti della Cittadella dell’altra economia. «Volevamo un negoziato con Unicredt ed eravamo preoccupati di evitare lo sgombero, invece non solo abbiamo avuto la sospensione ma anche un accordo di merito». Una vittoria sociale, nel senso che tanti soggetti hanno concorso a questo risultato. «È stata una cosa enorme e abbiamo visto al nostro fianco figure non tradizionalmente nelle lotte». Malabarba si riferisce in particolare al cattolicesimo sociale attivo a Milano.

La Caritas, il parroco di Trezzano sul Naviglio si sono innamorati di questa storia e dopo aver contribuito a farla crescere si sono spesi con le istituzioni affinché non morisse.

«LA FIRMA IN CALCE all’accordo del direttore della Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, la firma del prefetto di Milano Renato Saccone, dei dirigenti di Unicredit e della cooperativa RiMaflow sono la dimostrazione che si va in una direzione importante. Come garante dell’accordo si è impegnato anche l’immobiliarista Marco Cabassi». Ora l’idea è costituire un soggetto né pubblico né privato, fatto di forze che vogliano impegnarsi per la tutela del bene comune e del lavoro, e magari un giorno tornare a dare lavoro a 330 persone, tanti quanti erano i dipendenti della vecchia Maflow.

«Qualcosa che possa essere una risposta anche alla crisi del cooperativismo» dice Malabarba «che spesso è diventato uno strumento di competizione al ribasso per la manodopera. Questa cosa sentirsela dire da don Gino Rigoldi al megafono durante il presidio è stata un incoraggiamento notevolissimo. La pratica sociale del mutualismo abbatte muri e sfora i tradizionali schieramenti».

MA COSA PREVEDE L’ACCORDO sottoscritto in Prefettura? «I capannoni dove ora ci sono le nostre attività sono incomprabili, fatiscenti, da bonificare, ci sarebbero costi straordinari da sostenere» dice Malabarba. «Per questo abbiamo individuato un area adiacente a quella attuale, un capannone dell’Autosystem che aveva riassorbito una parte dei lavoratori licenziati dalla Maflow nel 2012 e che ha chiuso ad aprile 2018. Ora quel capannone è vuoto, faceva le stesse attività della Maflow, l’ipotesi è andare lì, una soluzione geograficamente e simbolicamente vicina all’attuale RiMaflow. È un capannone efficiente, i tetti hanno il fotovoltaico».

ARRIVATA LA NOTIZIA dell’accordo le persone al presidio si sono abbracciate. In questa Italia incattivita, chiusa nel rancore individuale, questa storia racconta che è ancora possibile costruire rapporti reali e solidali. «Non ribalteremo noi con questa piccola realtà la situazione generale» dice Malabarba «ma tante piccole situazioni messe insieme dicono che qualcosa di alternativo è possibile costruirlo». I falegnami, i tappezzieri, gli artigiani della Cittadella dell’altra economia, i 120 lavoratori, l’Amaro Partigiano, la rete Fuorimercato, la ricicleria e tutte le altre attività continueranno a vivere senza padroni.

 

Da il Corriere della sera – Milano del 29/11 /18

RIMAFLOW, ACCORDO SALVA OPERAI: SEI MESI PER TROVARE UN’ALTRA SEDE

Vertice in Prefettura, sgombero rinviato al 30 aprile. Garante Caritas

Di Luca Rinaldi e Giampiero Rossi

Era iniziata come una giornata di battaglia, ma già all’ora di pranzo è diventata la giornata dell’accordo che ha fatto contenti tutti. La RiMaflow, la fabbrica autogestita di Trezzano sul Naviglio, non sarà sgomberata. Ci sarà tempo fino al 30 aprile per trovare una nuova sede. E’ questo il senso dell’intesa firmata in prefettura da Unicredit Leasing e dalla cooperativa dei lavoratori. Al mattino qualche centinaio di persone (sindacalisti, militanti dei centri sociali, ma anche don Gino Rigoldi e don Massimo Mapelli della Caritas) si erano radunate per presidiare insieme ai lavoratori il capannone di Trezzano, occupato da sei anni, dove era previsto l’arrivo dell’ufficiale giudiziario con l’ordine di sgombero. L’intento era di resistere. Poi è arrivata la notizia dell’apertura di un tavolo, sotto la mediazione del prefetto Renato saccone, e dell’intesa su un percorso che prevede la liberazione dell’immobile ma anche l’individuazione di “un altro sito idoneo dove trasferire le attività”. E sarà proprio la Prefettura a monitorare il rispetto degli impegni. Insomma un accordo che, spiega in una nota di Palazzo Diotti, “dopo diversi anni di trattativa pone fine alla delicata e complessa vicenda della ex Maflow di Trezzano sul Naviglio”

Soddisfatti i lavoratori: la cooperativa RiMaflow e l’associazione Occupy Maflow riconoscono il ruolo decisivo del prefetto ma rivendicano anche l’effetto della “mobilitazione” che avrebbe ottenuto l’effetto di portare Unicredit Leasing a negoziare”. E sottolineano che al tavolo in prefettura è stato importante il “ruolo di garanzia dell’imprenditore Marco Cabassi e del direttore della Caritas ambrosiana Luciano Gualzetti”.

Il percorso, che punta a mantenere in vita il progetto di cooperativa autogestita e assicurare l’occupazione dei 120 soci lavoratori della Maflow hanno riconvertito la fabbrica dal settore automotive nell’ambito del riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ma per capire l’azione di Unicredit occorre tornare a undici anni fa, quando l’istituto di credito stipula con la società Virum un contratto di leasing per l’acquisto delle aree. La Virum concederà in sublocazione l’immobile alla Maflow, ma nel 2009 il tribunale dichiara per l’azienda lo stato di insolvenza. Nella fase di amministrazione straordinaria subentrano i polacchi della Boryszew che tentano il rilancio dell’azienda assumendo 80 dipendenti su 320. Ma non funziona. Sempre nel 2011 Virum sospende il pagamento dei canoni di leasing a Unicredit, che tre anni dopo risolve il contratto con la società e avvia una causa (ancora aperta) per inadempimento contrattuale, ottenendo dal giudice, nel 2015, il decreto di rilascio dell’immobile.

Sono dunque questi mancati pagamenti che hanno messo a rischio l’intera esperienza della RiMaflow. L’immobiliare, hanno sottolineato in questi giorni i lavoratori, “si è sciolta come neve al sole ma sembra rimanere in vita solo per essere oggetto dello sfratto”. Tuttavia la Virum è tutt’altro che dissolta ed è riconducibile alla famiglia Salute, costruttori con base ad Avellino. Negli anni il gruppo Salute è comparso in diverse vicende giudiziarie, dalla stagione delle scalate bancarie a un’accusa di tentata estorsione (impigliata tra assoluzioni, condanne e rinvii della Cassazione), fino alla confisca di parte del patrimonio del boss della banda della Magliana Ernesto Diotallevi.

 

Da IL GIORNO online del 29 novembre 2018

Trezzano, RiMaflow non sarà sgomberata

All’ultimo spunta l’intesa: c’è tempo fino al 30 aprile per trovare una nuova sede

di Francesca Grillo

Trezzano sul Naviglio (Milano), 29 novembre 2018 – La parola  che risuona in RiMaflow è sempre una: dignità. L’hanno urlata anche mercoledì, quando oltre 500 persone hanno raccolto l’appello lanciato dai lavoratori nei giorni scorsi per prendere parte al presidio anti-sgombero. Era fissata per mercoledì mattina, infatti, la procedura che avrebbe sfrattato i lavoratori dell’ex fabbrica recuperata, ma un accordo in extremis sul tavolo della Prefettura tra i proprietari dell’immobile di via Boccaccio, la UniCredit, e la Cooperativa RiMaflow ha scongiurato il peggio. I lavoratori hanno fino al 30 aprile per studiare una strategia che consenta di “salvare i 120 posti di lavoro che abbiamo creato da quando la fabbrica – leader nella realizzazione di componenti per auto – ha spostato la produzione in Polonia, lasciando a casa oltre 300 operai”, spiega Gigi Malabarba di RiMaflow, in prima linea contro il provvedimento di sgombero dei capannoni che gli ex lavoratori hanno occupato, sei anni fa, “restituendo la dignità che solo il lavoro può dare agli operai”.

Nell’immobile, infatti, si è creata una cittadella dei mestieri, con spazi dedicati agli artigiani. Ma è una occupazione e ora che la vicenda di Massimo Lettieri, presidente della Cooperativa agli arresti domiciliari con l’accusa di traffico illecito di rifiuti, ha sollevato clamore, la proprietà di quei capannoni rivuole indietro lo spazio. “RiMaflow è l’occasione di una seconda vita. Sa cosa significa da un giorno all’altro perdere un lavoro con tre figli da mantenere? Disperazione. Solo grazie alla solidarietà siamo riusciti a respirare. La più grande soddisfazione? Vedere i miei figli orgogliosi di me”, dice Gina Iacovelli, ex operaia. Come lei Maria Rosa Missaglia che ha iniziato a lavorare in Maflow nel 1992: “Eravano 800, le cose andavano bene. Poi, la decisione scellerata di spostare la produzione e noi tutti a casa. Se dovesse chiudere RiMaflow sarebbe una seconda sconfitta. Ma noi ci crediamo: RiMaflow continuerà”. E così sarà: lo sfratto è stato sospeso e ci sono cinque mesi per individuare un’altra sede dove spostare RiMaflow, riconosciuta “anche dal prefetto come una realtà socialmente utile – spiega Luca Federici -. È la dimostrazione che è possibile rispondere alla crisi grazie alla solidarietà”.

Il sostegno è arrivato da molte associazioni, oltre a personalità del panorama culturale come Moni Ovadia. Soddisfatta anche UniCredit: “RiMaflow si è impegnata a collaborare per trasferire le attività commerciali legali in una nuova sede, secondo la proposta concordata”. Un’altra sede che probabilmente sarà a poche centinaia di metri, sempre a Trezzano. Bisognerà trovare una cordata di imprenditori pronti a investire e magari qualche fondo europeo. Ma una cosa è certa, dicono i lavoratori: “RiMaflow vivrà”.

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