SOS ROSARNO a RIMAFLOW: TRE GIORNATE STRAORDINARIE

Administrator 8 aprile 2014 0


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Di Gigi Malabarba e Stefano Quitadamo (Ri-Maflow)

Ci abbiamo creduto. Entrambi i soggetti avevamo fortemente voluto questo incontro, dopo mesi di lavoro comune nella distribuzione dei prodotti agricoli della Piana di Gioia Tauro attraverso oltre venti Gas del nostro territorio e con il concorso del Distretto di economia rurale solidale (che ci ha portato in dote da ormai un anno le relazioni con i produttori del Parco agricolo Sud Milano). Giorni di festa, con il ruolo protagonista dell’Associazione culturale ‘Il Brigante’ venuti in tanti da Serra San Bruno, con i loro Giganti portati la mattina del sabato per le vie del Giambellino insieme a SoS Rosarno, a Rimaflow e al Comitato di quartiere ‘Il Drago’ e alla sera ad allietare con balli e canti della Calabria che lotta (e con 40 chili di ‘crapa’!) la partecipatissima serata nella nostra fabbrica autogestita.

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Ma anche giorni di condivisione politica e umana tra esperienze collocate agli estremi opposti della penisola, ma forse tra le più vicine per ispirazione e pratica sociale. Non si tratta infatti, com’è stato ribadito più volte nel corso dell’assemblea, di solidarietà tra la lotta dei migranti e dei contadini anti ‘ndrangheta e a sfruttamento zero di Rosarno, nati dalla rivolta di quattro anni fa contro i caporali al servizio della grande distribuzione, e la lotta operaia per l’autogestione in una metropoli del Nord; solidarietà che pure è viva e spontanea. Si tratta soprattutto di condivisione di un comune percorso di classe che allude alla possibile unità di un nuovo proletariato multiculturale contro il modello capitalistico, che ha visibilmente fallito anche se continua a proporsi come unico sbocco alla crisi che esso stesso ha provocato. Prendere innanzi tutto nelle proprie mani, in base al principio dell’autorganizzazione dal basso, il proprio destino per conquistare lavoro, reddito e diritti – in una parola: dignità – e inserirsi come protagonisti nelle battaglie per la difesa dell’ambiente e del territorio e in generale nei conflitti sociali senza mediazioni di apparati separati è anche il fondamento di un progetto di alternativa di società a cui vogliamo da subito lavorare. Senza logiche di autoreferenzialità come spesso avvenuto in molte iniziative di questi anni.

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Il Rimoncello di RiMaflow prodotto con i limoni di SoS Rosarno diventa così un po’ simbolicamente il portavoce di una campagna in tutto il paese a sostegno di una rete di solidarietà di classe e di reciproco sostegno politico ed economico di imprese sociali significative e tuttavia ancora fragili, che necessitano di sforzi enormi per resistere nella realtà quotidiana. Anche per la sperimentalità dei nostri progetti, che vogliono evitare strade già battute (come il cooperativismo degenerato in autosfruttamento o i tentativi di porsi in concorrenza con la grande distribuzione) ma che devono affrontare – seppur in forma di contrasto –il rapporto con il mercato, anche inventandosi circuiti ‘fuorimercato’. SoS Rosarno ci ha insegnato anche in questi giorni che non basta, tra l’altro, pagare a contratto i braccianti e produrre agrumi biologici per aver assolto ai principi di una seria alternativa (anche se la Grande Distribuzione Organzzata e Coop in primo luogo non rispettano per nulla quell’eticità di cui si fregiano ipocritamente nella loro propaganda). Ma che è lo stesso modello di monocultura dell’agrume che in Calabria come nel Sud del mondo è stata imposta dalle multinazionali (e la Coca Cola non a caso anche a Rosarno detta legge) da mettere in discussione; perché ha distrutto l’economia della regione impedendo produzioni alimentari che costringono l’approvvigionamento da altre regioni o paesi, pur essendo in una piana che produceva abbondantemente di tutto.

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Altro importante contributo è il grande lavoro di sensibilizzazione, testimonianza e lotta che l’Ass. Culturale “Il Brigante” di Serra San Bruno porta avanti in difesa del territorio calabrese. Dalla salvaguardia delle antiche tradizioni anche attraverso il recupero di alcune produzioni autoctone, negli ultimi anni, in particolare, contro la privatizzazione dell’acqua da parte di Veolia in una regione le cui montagne ne producono in quantità e qualità straordinarie e che priva i suoi abitanti dell’accesso all’acqua potabile gestendo una rete idrica che attinge le acque dichiaratamente inquinate da un bacino posto ultimamente sotto sequestro perché costruito sopra una discarica nota da anni.

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Emerge da tutto questo il concetto di ‘sovranità alimentare’, coniato dal Movimento Sem Terra brasiliano e dalla Via Campesina a fine anni 90, come filo conduttore di un’alternativa economica e sociale, che va al di là del semplice mangiar sano, che non può che essere un primo spunto nel rapporto con i consumatori, che i Gas milanesi presenti al dibattito hanno manifestato di apprezzare. Il comune riferimento infine alle lotte che indicano anche un’alternativa al modello delle grandi opere e degli eventi, che dalla Tav in Val di Susa ad Expo 2015 costellano le nostre realtà di Debito, Cemento e Precarietà, ci porteranno ad avere una presenza insieme alla Mayday di quest’anno. SoS Rosarno ci ha detto che finora questo non era stato un terreno di iniziativa che pensavano di percorrere perché, inizialmente soprattutto, legato a un’impostazione sul reddito un po’ esclusiva; ma l’invito di RiMaflow e le nuove elaborazioni della Rete No Expo costituiscono un’occasione per un passaggio comune, così come spontaneo è il sostegno alla lotta dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Hotel Bauen di Buenos Aires minacciato di sgombero dopo 11 anni di autogestione. Ci rivedremo a Rosarno per proseguire il confronto a partire proprio dal lavoro di ‘rete’ sul territorio nazionale a cui come realtà di Communia siamo particolarmente interessati, con tutti coloro (come ad esempio Genuino Clandestino, presente a RiMaflow, e tante altre realtà che pur nascono da percorsi politici differenti) che approdano a pratiche in sintonia con le nostre. Senza anteporre appartenenze e schieramenti precostituiti. Grazie per i 2.500 chilometri di andata e ritorno che avete voluto spendere per noi.

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